MILANO E MORANDI
Pioggia d’Autunno bagna i finestrini del treno che corre veloce nella pianura ancora verde ed insonnolita.
Tamburella veloce e ritmata su tetti, strade e piazze, rintocchi cadenti s’infrangono sul lastricato di piazza Duomo creando piccoli schizzi e giochi di luce degni di Turner, mentre le guglie si specchiano nella grande piscina grigia e bianca. Quasi un peccato attraversarla. In realtà, é un gioco di movimento; l’immagine scompare e poi riappare al nostro passaggio, splash and splash until Palazzo Reale, dove la candida scalinata mi conduce al salone dell’arte, dedicato, questa volta al pittore Giorgio Morandi.
Gli oggetti semplici del quotidiano si susseguono su sfondi poco accesi, mansueti, timidi nelle cromie, quei grigi e rosa silenziosi, delicati; i beige ed azzurri accennati dietro a tazze, bottiglie, scatole; i gialli dei limoni acerbi, aciduli, non completi, in attesa di maturare. Le porcellane, al contrario, sono ben presenti, nei colori corposi del bianco lucente e del rosso, così come il marrone profondo ed acceso.
I fiori, boccioli raccolti in piccoli vasi delicati ed eleganti, cuoricini di petali raccolti sulla cima, un bouquet privo, alla vista, degli steli. Soffici ed impalpabili, le creazioni sul calar dell’esistenza.
Un sottrarre materia alla materia, un’anelito di sfumature a salutare la sua vita di pittore poeta perché le sue pennellate sono parole che carezzano l’anima. Grazie Giorgio.







