Frammenti urbani – Vittorio Magnago Lampugnani
Ora che l’aria é gradevole e piacevolmente delicata, le passeggiate si dilungano fino a sera ed é più facile soffermarsi ad osservare i particolari che rendono uniche le nostre cittadine. Non so voi, ma, da sempre passeggio a naso in su a guardare balconi, lampioni, incisioni sulle facciate, i portoni, i numeri civici oppure a naso in giù a curiosare tra tombini o marciapiedi, lastricati di piazze o gallerie, ogni tanto guardo anche avanti eh? E fotografo questi piccoli particolari e mi sono sempre chiesta chi decide e come avviene la scelta e la messa in opera e per fortuna ho trovato questo capolavoro di libro, under my opinion. Vittorio, tra l’altro, scrive in maniera pure ironica per cui, la lettura oltre ad essere interessante per l’argomento, é piacevole per la simpatia.
Ecco alcune foto e frammenti del libro:




” I piccoli oggetti dello spazio urbano sono costrutti che ci sorprendono non soltanto per la loro varietà, ma anche per la complessità e contraddittorietà. Accanto a una definizione funzionale, tecnica ed economica hanno spesso anche considerevoli ambizioni estetiche. Sono anonimi e allo stesso tempo unici ubiqui e strettamente legati al contesto in cui si trovano. Rispondono al criterio dell’utile, ma sono profondamente radicati nella cultura della città in cui si trovano e ad essa, pur nella loro apparente irrilevanza, danno un contributo estremamente significativo.”




Il chiosco
” La parola chiosco deriva dal medio persiano K U S k Termine che significava letteralmente angolo, cantuccio ma che stava a indicare anche un gazebo o capanno da giardino. Entrò nell’uso per indicare quelle strutture aperte tipo gazebo che si diffusero nei parchi europei, soprattutto inglesi nel corso del
18 ° secolo e poi, verso la fine del 19°, anche nelle città.”
L’orologio stradale
” Dal diciassettesimo secolo le meccaniche divennero sufficientemente precise da permettere l’introduzione della lancetta dei minuti. Ormai lo scorrere del tempo non era più scandito dalla religione, ma dall’economia. La società urbana, composta di commercianti e artigiani, si emancipò dal potere ecclesiastico e l’orologio pubblico divenne lo strumento e il simbolo di quegli schemi temporali sempre più esatti che sarebbero diventati il presupposto del sistema di produzione e di mercato capitalista. Il ritmo della vita urbana accelerò e a scandirlo era un orologio, diventato ormai preciso e finanziariamente accessibili. Montati fino ad allora quasi senza eccezione sui campanili, facevano adesso la loro comparsa in tutti gli edifici di importanza culturale e soprattutto economica: municipi, stazioni, i mercati, hotel, sedi di uffici e fabbriche. Il controllo del tempo era diventato onnipresente, totale e senza interruzioni. “


da Bibliografia
“Per questo lavoro ho usato fonti disparate. Prima di tutto lo sguardo diretto e personale a dare conto dei piccoli oggetti che popolano lo spazio urbano, basta girare per le città con occhi curiosi. Anche le fotografie sono fonti importanti e immediate. I film possono pure essere fonte di scoperte, così come i dipinti e le stampe. Romanzi, racconti e saggi letterari sono talvolta testimonianze notevoli, per quanto capricciose, dell’importanza del futile. Molti letterati sono più interessati all’effetto che i piccoli oggetti hanno sullo l’osservatore che al loro aspetto: descrivono ad esempio la luce, ma non i lampioni. Le fonti più importanti e in genere più feconde restano comunque i manuali di storia della costruzione e della cultura dei singoli elementi.”





