Fari in capo al Mondo
“Dalle quattro finestrelle aperte in quel locale lo sguardo poteva vedere tutti i punti dell’orizzonte.
Benché il vento fosse moderato, soffiava abbastanza forte a quell’altezza, senza tuttavia coprire le strida acute dei gabbiani, delle fregate e degli albatri che passavano con grande sbattere di ali.”
(Jules Verne, Il faro in capo al mondo)
Lo sguardo poteva vedere tutti i punti dell’orizzonte, un privilegio unico al mondo, under my opinion, quella visione circolare, a tutto tondo della distesa acquatica in tutte le sue modalità: calma, inquieta, furibonda, dolce, increspata, immensamente rigenerante e distruttiva al contempo. Ed il faro se ne sta lì, impettito, indistruttibile, composto, silenzioso e, per questo, misterioso. E’ lì per non vacillare e non vacilla, é lì per indicare la via e la indica, é lì per confortare e conforta. Mi ha sempre affascinato questa costruzione, fin da bambina leggendo i libri di Jules, durante i nostri viaggi, laddove compariva il faro, bé non potevo fare a meno di guardarlo, scrutarlo, osservarlo, mi dava sicurezza.
Tempo fa, me ne stavo tranquilla in libreria, gironzolavo tra uno scaffale e l’altro, cercavo l’ispirazione, ed eccolo lì, il libro, mi stava proprio chiamando, ” Breve Atlante dei fari in capo al mondo” catturò la mia attenzione e non deluse le mie aspettative.
Grazie Macias per questa tua raccolta così originale e preziosa perché illustra i fari più lontani del mondo.








