Il richiamo della Foresta
Uno dei libri che ha segnato la mia infanzia é stato : Il richiamo della foresta di Jack London. Penso di averlo letto due o tre volte nell’arco dell’adolescenza e ho sempre pianto, riso, imprecato contro gli uomini, adorato le magnifiche descrizioni della foresta e mi immaginavo di essere tra i bambini che avevano conosciuto il leggendario Buck. Ed ora é giunto il momento di rileggere questo libro, ne sento il richiamo, percepisco il bisogno fisico di reimmergermi in quei luoghi di silenzio, di rumori, di movimenti selvatici, brusii alati, di rami al vento, di ululati, squittii e forse le anime indiane sussurrano nenie lontane, raccontano di un mondo che è stato e che sta scomparendo, che stiamo distruggendo con inquietante indifferenza.
“Al fuoco di John Thornton sedeva un cane dall’ampio torace con la zanna bianca e il pelo lungo; ma alle spalle lo pressavano e lo stimolavano le ombre di ogni genere di cane, mezzi lupi e lupi selvaggi, i quali assaporavano il gusto della carne che mangiava, bramavano la sua acqua, annusavano il vento con lui e con lui stavano in ascolto; e quando dormiva gli parlavano dei suoni della vita nella foresta, dettandone gli stati d’animo e guidandone le azioni, coricati al suo fianco a sognare con lui e anche oltre, facendosi materia stessa dei suoi sogni.“ Da Il richiamo della foresta -Jack London



