La Divina Commedia di Dante illustrata da Salvador Dalí 

Dalì tra le mura di Palazzo Tarasconi, nell’elegante cittadina emiliana, discorre con Dante e la sua commedia, quella Divina, intendiamoci. Sì, perché mentre ammiravo le opere, me li immaginavo, D&D camminare pensierosi lungo i corridoi, e , prima di scendere la magnifica scala a chiocciola, soffermarsi sulla balaustra, guardare giù e domandarsi: come lo rappresentiamo, ora l’Inferno ?

Si può definire il grottesco: raffinato? Il peccato: delicato ? I lussuriosi: angelici ? L’ascesa in Paradiso di Dante e Beatrice : carnale? Il mostruoso : seducente ?

Salvador li definisce, eccome, grazie alla sua maestria e genialità.

“Poiché mi domandano la ragione per cui ho abbellito l’inferno con colori chiari rispondo che il romanticismo ha perpetrato l’ignominia di far credere che l’inferno fosse nero come le miniere di carbone di Gustave Dorè dove non si vede niente. Tutto ciò è falso. L’inferno di Dante è rischiarato dal sole e dal miele del Mediterraneo ed è per questo che i terrori delle mie illustrazioni sono analitici e supergelatinosi con il loro coefficiente di viscosità angelica”

Grazie Dalì

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