Il mio giardino persiano – Film
La delicatezza disarmante della semplice realtà permane in ogni particolare, in ogni scena, in ogni angolo, foglia, lampada, viso, sorriso, gesto, movimento, danza, tristezza, fiore, parco, credo, morale, amore, libertà , amore universale, amore in tarda età, affetto, pietanze, vino, torte. La libertà contro la polizia morale che vieta ogni cosa, persino l’amore tra due persone adulte e sole. La gioia di un buon piatto, di un bicchiere di vino, della musica, delle chiacchiere divertite, delle sacrosante risate contro un proibizionismo senza senso che non può nulla contro la realtà delle cose, contro le piacevoli e semplici gioie della vita. Messaggi chiari, palpitanti, il fuoco sotto la cenere vibra nonostante tutto e tutti e chi se ne importa se l’età avanza, e chi l’ha deciso che due anime non possono provare e vivere le tenerezze dell’amore? La pellicola scivola delicata tra le note della semplicità e della forza dei sentimenti, colori neutri, soffusi, una penombra quasi ricercata ad accompagnare “certe giornate amare”, cantava Fiorella Mannoia, fino ad arrivare alla luce improvvisa che illumina il giardino così come l’amore illumina le tenebre . Chapeau a Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha a cui é stato tolto il passaporto per poter partecipare al Festival di Berlino. Chi se ne importa, il film é nelle sale, io ho recepito il messaggio, tanti altri come me lo hanno fatto, un bel prrrrr a tutti i regimi totalitari.


