
19/20 Agosto 2026 da ricordare come la giornata mondiale del Refrigerio. El Nino si è assopito un’attimo, ha perso la bussola, se ne é andato a spasso da altre parti e così, eccola la pioggia finalmente! E con lei, il respiro, il refrigerio e la brezza, la soave brezza fresca. Ho camminato sotto la pioggia senza ombrello, con le ciabattine rosate ed il vestitino a righe, svolazzante. Sorridevo e sorridevo, felice, rinata, ed emozionata. Le gocce cadevano e scandivano i passi sereni e tranquilli, volevo che il tempo fermasse quel momento, anzi, lo prolungasse, sì, proprio così. Indimenticabile sensazione. Indovinate cosa canticchiavo tra me e me…..” here comes the rain, falling on my head like true emotion, I want to breathe in the open wind
I want to kiss like lovers do, I want to dive into your ocean, Is it raining with you…So baby talk to me
Like lovers do…..Here comes the rain againa…la la la la…”

01 Agosto 2026
Per sfuggire a El Nino di questi giorni…
Potremmo sempre incontrarci in un bosco pieno di fate, unicorni e cascate colorate: cosa importa se sarà solo un’illusione. Non lo vedi come è distratta la vita? Dai, vieni, prendiamoci per un attimo gioco di lei.
(Fabrizio Caramagna)

25 Giugno 2026

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l’oro di nulla.
La reseda sa d’acqua, e l’amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue…
Anna Achmatova
2 Giugno 2026 e tutti i giorni

22 Aprile 2026

Versicoli quasi ecologici di Giorgio Caproni ( 1972 )
Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo.
E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro.
L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.
Aprile 2026

Attraversiamo anche noi la colonna di mattoni della stazione di Londra esattamente al binario numero nove e tre quarti, basta poco, basta essere maghi. La fantasia diventa realtà, i desideri si avverano, la magia diventa studio, i cappelli parlano e ti indicano a quale casa appartieni, la casa del cuore e della mente. I personaggi dei quadri se ne vanno a spasso per il castello e le scale, se ne hanno voglia, si spostano. Per non parlare degli spiritelli dispettosi ed i fantasmi chiacchierini, le scope volanti ed i gufi postini, le pozioni magiche e le fidate bacchette, assolutamente indispensabili ad Hogwarts. Ma, l’amicizia é il grande valore che impera tra le pagine e la storia di Harry Potter, quel senso comune di appartenenza che ti rende invincibile difronte al maligno, che ti rende coraggioso difronte alle sfide più impensabili, alle paure di affrontare impedimenti enormi. Il male si può combattere con astuzia e bravura, ma ci vuole il coraggio del cuore e dell’amore per vincerlo. Ed é questo che ci vuole adesso, ora, in questa nostra realtà così caotica e buia, ci vuole ardimento.
Alla lettura delle prossime righe, mi sono commossa.
“…Ehm disse Silente, ho alcune comunicazioni dell’ultimo minuto da fare, a proposito del punteggio. Vediamo un pò…primo il signor Ronald Weasley. Per la miglior partita a scacchi che si sia mai vista a Hogwarts da molti anni a questa parte, attribuisco al Grifondoro cinquanta punti. Secondo , alla signorina Hermione Granger, per aver usato freddamente la sua logica di fronte al fuoco, attribuisco cinquanta punti. Terzo, il signor Harry Potter, per il suo sangue freddo e l’eccezionale coraggio, attribuisco sessanta punti. Il frastuono divenne assordante. Quelli che erano riusciti a fare il conto, sapevano che il Grifondoro aveva raggiunto quattrocentosettandue punti, esattamente come il Serpreverde. La coppa sarebbe stata loro…se solo Silente avesse dato ad Herry un punto in più! Silente alzò la mano ed il brusio che si era creato si abbassò e Silente disse: esistono molti tipi di coraggio, affrontare i nemici richiede notevole ardimento. Ma altrettanto ne occorre per affrontare gli amici. E pertanto…attribuisco dieci punti al signor Neville Paciock”
8 Marzo 2026

Fereshteh Sari, estratto da Essential Voices
Della casa è rimasto il tetto
come un ombrello aperto senza scopo
su una colonna di ricordi.
Della libellula
sono rimaste le sue antenne,
alla ricerca di un suono.
Un turbine di polvere e fumo
aleggiava libero
come il genio uscito dalla bottiglia stretta.
I tronchi di legno sulle acque inquiete
potevano essere la barca di un bambino,
e i fogli volanti,
una coperta sopra il suo sonno leggero.
Lo spettatore
non ha trovato un nome sulla bacheca.
13 Febbraio 2026
Per l’Umanità, tutta l’Umanità
” Chiamami ancora Amore” Roberto Vecchioni – 2011
E per la barca che è volata in cielo
Che i bimbi ancora stavano a giocare
Che gli avrei regalato il mare intero
Pur di vedermeli arrivare
Per il poeta che non può cantare
Per l’operaio che ha perso il suo lavoro
Per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
In un deserto come in un porcile
E per tutti i ragazzi e le ragazze
Che difendono un libro, un libro vero
Così belli a gridare nelle piazze
Perché stanno uccidendo il pensiero
Per il bastardo che sta sempre al sole
Per il vigliacco che nasconde il cuore
Per la nostra memoria gettata al vento
Da questi signori del dolore
Perché le idee sono come farfalle
Che non puoi togliergli le ali
Perché le idee sono come le stelle
Che non le spengono i temporali
Perché le idee sono voci di madre
Che credevano di avere perso
E sono come il sorriso di dio
In questo sputo di universo
Che questa maledetta notte
Dovrà pur finire
Perché la riempiremo noi da qui
Di musica e parole
In questo disperato sogno
Tra il silenzio e il tuono
Difendi questa umanità
Anche restasse un solo uomo.
29 Gennaio 2026
In questi giorni di sconforto, mi ritorna spesso in mente una frase, un paio di parole, un concetto, o meglio un sentimento a me caro, un modo di sentire estremamente necessario in questo momento: il Romanticismo e la poesia di Alfred Tennyson “Ulisse” tradotta da Giovanni Pascoli ne é la portavoce.
“…Potrebbe succedere che gli abissi ci inghiottiranno:
Potremmo forse toccare le Isole Felici,
E vedere il grande Achille, che noi conoscemmo.
Anche se molto è stato preso, molto aspetta; e anche se
Noi non siamo ora quella forza che in giorni antichi
Mosse terra e cieli, ciò che siamo, siamo;
Un’eguale indole di eroici cuori,
Indeboliti dal tempo e dal fato, ma forti nella volontà di combattere, cercare, trovare, e di non cedere. “
Queste parole vengono in mio aiuto, in aiuto a coloro che si trovano in questi abissi, qui ed ora, tra tempeste e terremoti e stanno perdendo la bussola ed il porto sicuro non ha più il suo faro, é stato distrutto dall’odio umano. La piccola scialuppa del nostro Io naviga tra flutti indomiti e correnti devastatrici senza remi, in balia di un fato distratto. Dobbiamo contare su di noi, eroici cuori, forti nella volontà di combattere, non cedere e resistere. It is time to react.
Gennaio 2026

Prontuario per il brindisi di Capodanno di Erri De Luca
Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.
25 Novembre 2025

Rupi Kaur
A casa quella sera
ho riempito la vasca d’acqua bollente
ci ho buttato menta colta in giardino
due cucchiai d’olio di mandorla
latte
e miele
un pizzico di sale
petali di rose del prato del vicino
mi sono messa a mollo nella mistura
impaziente di lavare via il lerciume
la prima ora
mi sono spulciata i capelli dagli aghi di pino
li ho contati uno due tre
messi in fila ben distesi
la seconda ora
ho pianto
mi è scappato un ululato
chi l’avrebbe detto che una ragazza potesse farsi bestia
durante la terza ora
ho trovato parti di lui su parti di me
il sudore non era il mio
il bianco fra le gambe
non mio
i segni dei morsi
non miei
l’odore
non mio
il sangue
mio
la quarta ora ho pregato
mi è sembrato che tu mi scagliassi
tanto lontano da me stessa
che è da allora che tento di ritrovare la strada.
Novembre 2025

La foresta trabocca
Ayase Maru
Dall’impossibile al possibile, la fantasia rincorre la realtà e la realtà rincorre la fantasia.
La foresta come liberazione dalle gabbie sociali, dalle parole non dette, dagli sguardi soffocati da generi imposti, dall’amore sottomesso, da ruoli prestabiliti, da un patriarcato insolente e fossilizzato. La foresta nasce per vendetta e poi….chissà.
Grazie Ayase per la tua fantasia profonda. Un modo per me, di avvicinarmi, gradualmente al genere fantasy, step by step.
Ecco qualche frase del libro:
“Nell’istante in cui entrò nella camera, il suo cuore sussultò.
Verde, verde ovunque guardasse. Tutto era ricoperto di arbusti ed erbe che crescevano rigogliosi. Alcune rotonde, alte strette lunghe, il suo campo visivo era occupato da foglie di ogni forma e colore, addensate come nuvole, che riempivano la profondità oscura alle sue spalle. Era come stare nella boscaglia incolta ai margini della città. L’erba alta le accarezzava le ginocchia avvolte dai collant. Percepì un venticello flebile, e c’era luce sufficiente per guardarsi intorno.”
” Quando Nowatari perse la testa per la Yuko del cotone, Yuko reale sentì di poter stare al suo fianco serena. Sentiva di aver trovato la formula giusta, perché lei apriva il suo cuore solo quando era certa che l’altro fosse felice di stare con lei. Non sapeva perché, ma era così sin da quando era bambina : noi ci relazioniamo con le nostre essenze. Non c’è cosa più felice . “
01 Ottobre 2025

Su questa terra c’è ciò che merita la vita: il ricorrere di aprile, l’aroma del pane fresco all’alba, le opinioni di una donna sugli uomini,
gli scritti di Eschilo,
il primo amore, l’erba su una pietra, madri in piedi sulle note di un flauto,
e la paura dal ricordo degli invasori.
Su questa terra c’è ciò che merita la vita: la fine di settembre, una donna che saluta la quarantina con tutte le sue bellezze, l’ora d’aria in prigione,
delle nuvole che imitano uno stormo di creature, gli applausi di un popolo per chi ascende alla morte sorridendo, e la paura degli oppressori per le canzoni.
Su questa terra c’è ciò che merita la vita, su questa Terra, la Signora della terra, madre degli inizi e madre delle fini.
Si chiamava Palestina.
Continua a chiamarsi Palestina.
Mia Signora: merito, perché sei la mia Signora, merito anch’io la vita.
Mahmoud Darwish
03 Settembre 2025

L’Ufficio postale alla deriva evoca le anime smarrite che si trovano a fluttuare nel mare infinito dei sentimenti più puri e che desiderano esprimere , a parole, ciò che sentono. E, la scelta del nome, così delicato, malinconico e surreale é ciò che ha attratto la mia attenzione. La spiritualità orientale, impalpabile libellula tra il verde smeraldo ed il blu, concede alle anime una via di uscita. La discrezione pudica nell’esprimere i propri sentimenti, umori, tristezze, passioni, ricordi, trova la via della redenzione grazie al signor Katsuhisa Nakata, il direttore dell’Ufficio che é visitabile al pubblico. In un isola del Giappone, Awashima, “Message in a bottle”, ha trovato finalmente la sua sua fissa dimora.
Ecco dove scrivere
Missing Post Office (Hyoryu Yubinkyoku)
769-1108
Hyoryu Yubinkyoku Dome
Awashima 1317-2, Takuma Town, Miyoto City, Kagawa Prefecture
Japan
Come sempre Laura Messina riesce a coinvolgermi con i suoi romanzi ed i suoi scritti e non la ringrazierò mai abbastanza. Ha aperto la via della seta, conducendomi in luoghi inaspettati e mai conosciuti e così, apparentemente lontani dal mio sentire.
Ecco alcuni passi a me cari:
“Scorse Awashima dalla prua della nave e qualcosa la avvertì che la sua vita, non nella ragnatela concreta dei giorni, ma nella maniera di sentirla e immaginarla di lì in poi, sarebbe potuta cambiare. Nulla effettivamente glielo anticipava, eppure la particolare forma dell’isola che, da quella prospettiva, appariva lunghissima, la silhouette del porticciolo coperto da un ampio tetto di tela bianca e, dietro, l’ombra verde smeraldo della montagna, le si presentarono come un’evidenza. Fu allora che nella mente di risa, quel paesaggio si sovrappose in un istante alle decine di fotografie e sequenze video collezionate in preparazione del viaggio e, senza eccezione, le bruciò tutte.”
“Come l’ombra delle ciglia sulla guancia, il mattino scendeva, si allungava nel pomeriggio e lo chiudeva. “
“Fin da quando era bambina, il momento della separazione la rassicurava, le procurava una sorta di tenerezza verso ciò che lasciava, quasi che il distacco garantisse un grado di familiarità più intenso: si diventava entrambi parte di qualcosa che si andava rompendo. “
“Disponiamo dell’infinito per un tempo limitato. Dal primo momento sogniamo l’eternità, le crediamo, costruiamo sopra di essa i giorni a venire, progettiamo la nostra vita dando per scontato che non debba finire. Crescendo, parliamo di illusione, dichiariamo anzi certi che tutto sia destinato a terminare, quasi fosse sconveniente ammettere che siamo immortali e che nulla di ciò che ci riguarda più intimamente potrà mai scomparire mentre poi però accade, anche a fronte delle nostre certezze e dello sconcerto che ci coglie quando succede, nulla rimane. Così fa ogni essere umano, così fa ogni oggetto, così fa una casa che viene demolita per lasciar spazio a un palazzo, a un parcheggio o un’altra casa che non la saprà di quanto l’ha preceduta. Così fa anche un indirizzo: sparisce. Alla stregua di un bambino o di un sentimento, anche un indirizzo si perde; e perché nel frattempo è stato riformulato il codice di avviamento postale, magari l’antico nome richiama un pezzo di storia che imbarazza il tempo presente e va presto ribattezzato, o perché un intero quartiere rasato al suolo da un bombardamento e, al momento della sua ricostruzione, si voleva guardare solo al futuro. Increduli, trasciniamo tutto nella nostra sparizione. Risa amava la fragilità degli indirizzi. Riconduceva a questa loro natura alcune tristezze del padre, certi smarrimenti della madre, molti sogni che lei stessa ripeteva ogni notte uguali. “
“ Giorno dopo giorno, infilava i dati in cartelle e fogli Excel, aggiungendo continuamente nuove categorie e spezzando in gruppi e tipologie. L’amore, ad esempio non era uno soltanto. C’erano: l’amore romantico, l’amore filiale, l’amore clandestino, l’amore inconfessabile, l’amore all’insaputa dell’altro, l’amore rancoroso, l’amore passionale, l’amore per finta, l’amore per scherzo, l’amore per dispetto, l’amore per eccesso, l’amore per difetto, l’amore senza amore, l’amore è sparito. Da principio lo faceva soprappensiero, ma poi prese a inventare modi inediti di catalogare la relazione con l’altro e col tempo: tempo presente, tempo passato, tempo immaginato, tempo futuro, tempo che sarebbe potuto essere e non è stato, tempo sprecato, tempo ritornato, tempo desiderato, tempo odiato; con sconosciuti incrociati per caso: l’uomo che mi ha aiutato a rialzarmi alla stazione degli autobus, l’anziano che mi ha tirato per la manica quando ascoltavo la musica in cuffia e non mi ero accorta che stava scendendo la sbarra del passaggio a livello, la bambina che mi ha salutato dal finestrino della sua macchina sulla strada , tu che mi prepari ogni mattina il caffè al bar, lei che mi prende la pressione quando sto per fare la visita; con personaggi illustri ma irraggiungibili in: a Mozart all’inventore del pettine, a chi troverà il vaccino contro il cancro, a chi ha inventato gli auricolari, a Marilyn Monroe, a Martin Luther King. “
“Takuto le mise davanti un piattino di ceramica oscura, del polpo al limone e foglioline di un erbetta condita con una salsa grigiastra che scintillava come ematite appena estratta dalla terra. Seguì una ciotola rossa dal fondo a spirale dentro cui Takuto aveva versato una zuppa di zucca, verza e carote e un piatto dalla forma irregolare con del tempura sottile di fiori e foglie. Alza lo sguardo sorpresa ma non disse nulla. Poi Takuto dispose sulla tavola un semplice trancio di pesce alla griglia e, da ultima, una piastrella decorata con sopra una fetta di torta al formaggio ricoperta di marmellata alle more e briciole tostate di fagioli azuki.”

Una lettera inviata all’Ufficio postale alla deriva, la mia preferita
Cara mamma, oggi al ritorno dal lavoro, ho comprato i tulipani. Li ho visti salendo la strada che porta a Kinokuniya . Dovevo prendere il latte e un piccolo bento per la cena ma mi hanno attirato i loro colori: il rosa il giallo e il viola. Costavano tanto, ma la sensazione che mi hanno trasmesso mi ha spinta comunque all’acquisto. Ho fatto la spesa e sono tornata a casa in bicicletta, facendo attenzione che il vento non rovinasse le corolle dei fiori. Poi dopo cena, ho aperto un libro a caso dalla libreria e ecco la coincidenza. “ Il vero amante dei fiori è colui che li va a trovare nei loro luoghi natii come Tao Ming, che sedeva davanti a una palizzata di bambù a conversare con un crisantemo selvatico; oppure Lin Ho Ching, che si perdeva fra misteriose fragranze vagando, nell’ora del crepuscolo, tra i fiori di susino del lago Occidentale. Si narra che Chou Mou Shu dormisse in una barca affinché i suoi sogni potessero fondersi con quelli del loto” Non tagliare i fiori ma andarli a trovare, scriveva l’autore! Mi sono sentita sgridata. Ero al tavolo della cucina nella penombra, ho alzato gli occhi e ho visto i tulipani. Ho sbagliato, ho pensato. Sono sicura però che non mi sarei accorta dell’errore se non gli avessi avuti davanti mentre leggevo. Mi ha così commossa l’appassionata difesa dei fiori da parte dell’autore del libro. Mamma non comprerò più fiori, li andrò a trovare! Tua figlia
Verso la fine di Agosto 2025

VICINO. Parola inutile.
Ti cerco
dove la mia distanza arriva.
Vicino.
Un istante sicuro di sorprese.
Volo sonnolento di impennate
di me, per me.
Vicino.
Dove il mio cuore ti sente:
pulsazione del mare,
ticchettio dell’assenza,
piccolo sentiero sicuro,
ondeggiante.
Vicino.
Dove l’indecisione non lascia
traccia.
Dove la parola,
svolta,
segna un segno sicuro.
VICINO.
Josefina della Torre
Agosto 2025
Era il 1983 quando Natalia Ginzburg entrava in Parlamento e ci rimase per due legislature.
” Una cosa finalmente lieta ” é il respiro lungo e profondo del senso civile, di giustizia e di onestà che anima Natalia, insieme al sogno, all’utopia necessaria per continuare a vivere con dignità.
Un libro, assolutamente necessario, vitale, indispensabile a qualsiasi coscienza.
” Civitas autem non saxa sed habitatores vocatur “

Discorso 12 settembre 1987
Il disarmo e la ragione Signor presidente, onorevoli colleghi, molti di noi, all’interno del Parlamento, sono decisamente contrari a un’azione armata nel Golfo Persico. Molti di noi trovano dalle azioni inutile sommamente insensata. La trovano, inoltre, sommamente pericolosa. Sappiamo troppo bene che una anche modesta azione armata nel cuore di una guerra può far sì che si estendano e dilaghino altri sanguinosi conflitti. Sappiamo troppo bene che nel momento presente ricorrere alle armi può provocare conseguenze spaventose. Sappiamo bene che non esiste nel mondo un luogo dove non possa scatenarsi, per una scintilla, un immenso incendio mettendo in grave pericolo la pace mondiale. Vorremmo che sull’insensatezza prevalessero la ragione del buon senso; vorremmo che invece delle armi l’Italia cercasse le strade di una soluzione pacifica. Ogni giorno ha la televisione vediamo la guerra in paesi che non sono il nostro, ogni giorno i quotidiani ci danno notizie di luoghi dove si vive in guerra da molti anni. I paesi che la guerra ha risparmiato hanno tuttavia visto e subìto violenze, repressioni e stragi, così come violenze, stragi e spargimento di sangue abbiamo visto e sofferto anche noi sulla nostra terra. Tutti a parole vogliono la pace, ma non tutti hanno in cuore la vera pace, quella che si rifiuta sempre e comunque di sparare, anche contro uno solo dei propri simili e di mettere in pericolo anche l’esistenza di un solo essere umano. Nel segno della violenza sono in mal governo la prepotenza sociale. Nel segno della violenza sono le carceri, così come la nostra società le ha pensate. Le carceri dovrebbero essere semplicemente un mezzo di legittima difesa e di rieducazione; Sono, invece, un luogo di pericolo, di violenza pubblica di repressione. Necessario sarebbe che ciascuno utopistico e sconfinatamente lontano dalla nostra presente realtà. Ma oggi, più che mai, sentiamo la necessità di coltivare delle utopie; oggi più che mai sentiamo la necessità di credere nei valori veri, nella verità e nell’onestà e nella giustizia, parole così lontane dal nostro mondo che le scriviamo e le pronunciamo con estrema difficoltà. La violenza genera violenza, e le armi generano armi; e il nostro mondo presente è saturo di violenza e di armi. Cerchiamo, dunque, di ribellarci e di fermare questa delirante e criminosa impresa. Oggi, ai ragazzi che sfilano dicendo no alla guerra, e a noi stessi, dovremmo chiarire che no alla guerra significa dire no ad ogni forma di prepotenza o violenza, no il sangue, no alla lotta armata. Che il fine giustifichi i mezzi non è vero affatto. Fra il compiere una strage e uccidere una singola persona non esiste, nel campo dello spirito, una differenza rilevante. No alla guerra significa dire no a Gheddafi e no a Reagan. No al terrorismo che uccide gli innocenti e i bambini negli aeroporti e no agli aerei che gettano bombe e uccidono innocenti e bambini nei loro letti. Oggi, dire no alla guerra significa rifiutarsi di alzare un’arma contro un proprio simile. Non avevamo, nel 1945, orrore delle armi e del sangue le armi erano state usate per difendere il nostro paese. Sapevamo allora con assoluta certezza che così era giusto agire. Ma oggi il mondo è diverso, il contesto storico è un altro. Oggi, le parole legittima difesa vanno adoperate con enorme circospezione perché possono nascondere insidie, perché abbiamo dubbi riguardo alla legittimità o illegittimità di ogni cosa. Oggi occorre rifiutarsi di usare un’arma per qualsiasi ragione al mondo. È vero che il nostro istinto ci spinge a colpire quando ci sentiamo in pericolo. Ma occorre a volte ignorare i moti del nostro spirito. Essi sono a volte ignobili. Perciò tutti i discorsi che si fanno sulla pace, tutte le sfilate che si fanno in nome della pace, non hanno nessun significato se non ci sentiamo disposti a farci ammazzare piuttosto che ammazzare il prossimo, chiunque egli sia.
Giugno 2025
La sincronia in amicizia, é la danza di due aquile nel cielo di montagna che non si perdono mai di vista.
Grazie Erri.

Ecco alcuni passi a me cari:
“Delle Dolomiti amava tutto, fiori compresi, il raponzolo di roccia, la negritella, le erbe, come il suo preferito aglio Ursino. Me li indicava e così ne imparavo nomi e qualità. In montagna, un fiore spunta su una parete a picco ad altezza dove nessun’altra vita esiste, è un prodigio di bellezza e forza. Me l’ha trasmetteva con l’alta definizione raggiunta dalle parole. Il mio tempo con lui si è svolto anche lontano dalle rocce. Amava le letture, ce le scambiavamo. Così abbiamo messo le dita sugli stessi appigli e gli occhi sulle stesse pagine.“
” Ho già scritto in qualche pagina che una scalata non mi avvicina al cielo, invece mi allontana dal punto di partenza situato più in basso. Mi procuro una distanza da luoghi abitati, sentieri, presenze. Il cielo non è alla portata di salite, resta abissale sopra qualunque cima.“
“Le Dolomiti sono edifici minerali costituiti da scheletri di creature marine emerse dalle profondità del Mediterraneo, in seguito a spinte di placca in collisione, sono stati poi rifiniti da ghiacci, fulmini, valanghe. Ma prima furono coralli, crostacei, pesci trasformati in Regno minerale. Le Dolomiti sono scogli scaraventati in alto e diventati capolavori di natura. Scalarle é risalire da profondità marine, dai fondali in cui si generarono, oltre che dal vuoto di aria sotto i piedi. Quando mi si domanda cosa ci fa un napoletano su quelle montagne, rispondo che mi spettano perché anche loro , come me, risalgono dal mare.“
” Le monarchie del mondo si fanno chiamare con il titolo di altezze reali, che qui scrivo a lettere minuscole. In loro presenza è prescritto un inchino. Il solo nome mi procura irriverenza.“
In montagna si sente la giusta soggezione di trovarsi al cospetto delle vere Altezze Reali, qui scritte con la maiuscola. A testa bassa per guardare dove poggiare i passi sul ripido, comportano un inchino interiore.
“La montagna non è il posto di nessuno e non è il posto di tutti. E territorio che appartiene a se stesso, al vento, all’acqua, agli alberi, habitat di specie viventi che si sono adattate magnificamente. “
” Passo sopra le ore della terra uscite allo scoperto. Sulle pareti incontro fiori che hanno resistito a glaciazioni e vivono dove nessun’ altra flora può. Imparo che i fiori sono le più forti creature. “
” In questa definizione di abitare c’entra la gratitudine che sento nei passi che mi spingono in su .“
” Non uso bastoncini , non voglio alleggerirmi il peso del corpo, ma sentirlo meglio. Il grazie non si rivolge a persone o cose . Sta nel respiro, nelle gocce di sudore, nell’acqua di un torrente in cui metto sandali e piedi, con cui mi sciacquo la faccia. Questo grazie fonda il mio abitare in montagna.“
Sempre Maggio 2025

Un prezioso manuale, semplice, estremamente interessante, una guida attraverso i tempi, a partire dal 1901, anno in cui è stato scritto il primo romanzo di spionaggio e cioè “ Kim “ di Kipling Rudyard.
Paolo Bertinetti ci indica che cosa dovrebbe esserci nello scaffale dedicato ai libri inglesi di spionaggio e sono 30 .
Troverete l’elenco al termine del libro.
Il romanzo di spionaggio, nasce in Inghilterra negli ultimissimi anni dell’Ottocento e del primo Novecento e, agli esordi non certo ad opera di grandi scrittori. Prima di allora neppure gli scrittori inglesi, pronti a portare sulla pagina la vita reale, ci avevano pensato. E dire che tra loro c’erano dei veri esperti del ramo. Come, ad esempio, il grande poeta e tragediografo Christopher Marlowe, il cui Consiglio Privato Inglese probabilmente decise di eliminarlo per non si sa quale sua colpa.
Ed era una spia anche Afra Behn, donna straordinaria, autrice di uno dei primi romanzi inglesi, ecclettica commediografa, la quale ( con il nome in codice di Astrea ) operò al servizio di sua maestà Carlo II durante la guerra contro i Paesi Bassi.
Eroe ed antieroe percorrono, fin dagli inizi, le pagine avvincenti dei romanzi, così come gli agenti segreti al servizio del bene o del male. Paolo ci accompagna attraverso i tempi, descrivendo tipi, caratteri e atmosfere, gli ingredienti comuni connotanti il genere; ma il suo lavoro è anche storico, in quanto i titoli e gli scrittori e la loro evoluzione nel tempo sono passati in rassegna. E così , grazie a questo libricino, ho scoperto, con mio grande piacere, come è nato, come si è evoluto e com’è ai giorni nostri il romanzo di spionaggio. È probabile, che fin da bambina l’amore per l’eroe che combatte contro il male ha sempre suscitato la mia benevolenza, il mio interesse . La spia rappresenta l’uomo oppure la donna che, in nome del bene si mette al servizio della propria nazione, donando il proprio ingegno, furbizia e forza . In questi ultimi anni, soprattutto John le Carré, ha sottolineato e si è comunque servito dei suoi romanzi per criticare enormemente i metodi utilizzati per ottenere i propri scopi. John le Carré mette in discussione sempre il bene ed in male e lo fa criticando i grandi vertici cioè le persone che decidono la sorte anche di tutti noi . Ovviamente la mia passione principale è rivolta Ian Fleming e al personaggio di 007, ma a partire dagli anni 90 ho seguito con grande interesse i romanzi di John le Carré e Ken Follett.
A poco, a poco , non so come, perché le stanze del mio piccolo appartamento sono colme
di libri, cercherò di trovare lo spazio pure per i 30 romanzi elencati da Paolo.
11 Maggio 2025

21 Aprile 2025
Te ne vai con il crocifisso di legno ed i sandali di Francesco, perché questo é il nome che hai scelto caro Jorge, il nome che ti ha accompagnato e ti accompagnerà per sempre, ovunque andrai, ovunque saremo.
Il nome di quell’uomo che ha abbondonato ogni avere, si è spogliato di nobiltà e potere e ha dedicato la sua vita agli altri, quelli bisognosi, pensa, pure gli animali e la terra ha onorato con l’amore e la preghiera.
Seguendo il suo cuore e gli insegnamenti di Gesù, a te tanto caro, di ispirazione sempre per te e per noi.
Il nome di Francesco lo hai onorato ogni giorno della tua vita, con il sorriso negli occhi, che ha donato speranza e forza a tutti noi, credenti e non. Hai intrapreso la strada più difficile ed impervia, quella del rinnovamento, dell’ascolto, dell’umiltà e della povertà e dell’Umanità tutta, cielo, terra, mare, flora e fauna.
Hai dialogato con i grandi Patriarchi di altre religioni, hai tentato fino all’ultimo delle tue forze di porre fine alle guerre con quella tenacia e caparbia che fa di te un Grande Uomo. Il vuoto che lasci é incolmabile e lo sconforto aleggia nelle anime, nella mia, che vaga sperduta nel tuo ricordo. I tuoi insegnamenti saranno sempre con me. Good bye…over the rainbow
14 Aprile 2025

Resistenza
Lettera del Presidente Università di Harvard da leggere per bene.
La promessa dell’istruzione superiore americana
Cari membri della comunità di Harvard,
per tre quarti di secolo, il governo federale ha assegnato sovvenzioni e contratti ad Harvard e ad altre università per contribuire a finanziare lavori che, insieme agli investimenti delle università stesse, hanno portato a innovazioni rivoluzionarie in una vasta gamma di campi medici, ingegneristici e scientifici. Queste innovazioni hanno reso innumerevoli persone nel nostro paese e in tutto il mondo più sane e sicure. Nelle ultime settimane, il governo federale ha minacciato le sue partnership con diverse università, tra cui Harvard, a causa di accuse di antisemitismo nei nostri campus. Queste partnership sono tra le più produttive e proficue nella storia americana. Nuove frontiere ci attendono con la prospettiva di progressi che cambiano la vita: dai trattamenti per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson e il diabete, alle scoperte nell’intelligenza artificiale, nella scienza e nell’ingegneria quantistica e in numerose altre aree di potenziale. Se il governo si ritirasse da queste partnership, metterebbe a rischio non solo la salute e il benessere di milioni di persone, ma anche la sicurezza economica e la vitalità della nostra nazione.
Venerdì sera tardi, l’amministrazione ha pubblicato un elenco aggiornato e ampliato di richieste, avvertendo che Harvard deve ottemperarvi se intende “mantenere i [nostri] rapporti finanziari con il governo federale”. Chiarisce che l’intenzione non è quella di collaborare con noi per affrontare l’antisemitismo in modo cooperativo e costruttivo. Sebbene alcune delle richieste delineate dal governo siano volte a combattere l’antisemitismo, la maggior parte rappresenta una regolamentazione governativa diretta delle “condizioni intellettuali” ad Harvard.
Vi incoraggio a leggere la lettera per comprendere meglio le richieste senza precedenti avanzate dal governo federale per controllare la comunità di Harvard. Tra queste, l’obbligo di “verificare” i punti di vista del nostro corpo studentesco, docente e personale, e di “ridurre il potere” di alcuni studenti, docenti e amministratori presi di mira a causa delle loro opinioni ideologiche. Abbiamo informato l’amministrazione, tramite il nostro consulente legale, che non accetteremo la loro proposta di accordo .L’Università non rinuncerà alla propria indipendenza né rinuncerà ai propri diritti costituzionali.
La prescrizione dell’amministrazione va oltre il potere del governo federale. Viola i diritti di Harvard sanciti dal Primo Emendamento e supera i limiti statutari dell’autorità governativa ai sensi del Titolo VI. E minaccia i nostri valori come istituzione privata dedita alla ricerca, alla produzione e alla diffusione della conoscenza. Nessun governo, a prescindere dal partito al potere, dovrebbe dettare cosa le università private possano insegnare, chi possano ammettere e assumere, e quali aree di studio e ricerca possano perseguire.
Il nostro motto – Veritas, ovvero la verità – ci guida nel difficile cammino che ci attende. Cercare la verità è un viaggio senza fine. Ci richiede di essere aperti a nuove informazioni e prospettive diverse, di sottoporre le nostre convinzioni a un continuo esame e di essere pronti a cambiare idea. Ci spinge ad affrontare il difficile compito di riconoscere i nostri difetti, così da poter realizzare appieno le promesse dell’Università, soprattutto quando tali promesse sono minacciate.
Abbiamo chiarito ampiamente che non prendiamo alla leggera il nostro dovere morale di combattere l’antisemitismo. Negli ultimi quindici mesi, abbiamo adottato numerose misure per contrastare l’antisemitismo nel nostro campus. Intendiamo fare molto di più. Mentre difendiamo Harvard, continueremo a:
- coltivare una fiorente cultura di ricerca aperta nel nostro campus; sviluppare gli strumenti, le competenze e le pratiche necessarie per interagire in modo costruttivo gli uni con gli altri; e ampliare la diversità intellettuale e di punti di vista all’interno della nostra comunità;
- affermare i diritti e le responsabilità che condividiamo; rispettare la libertà di parola e di dissenso, garantendo al contempo che la protesta avvenga in un momento, luogo e modo che non interferisca con l’insegnamento, l’apprendimento e la ricerca; e migliorare la coerenza e l’equità dei processi disciplinari; e
- Lavoriamo insieme per trovare modi, nel rispetto della legge, per promuovere e sostenere una comunità vivace che esemplifichi, rispetti e accolga le differenze. Nel farlo, continueremo anche a rispettare la sentenza Students For Fair Admissions contro Harvard , che ha stabilito che il Titolo VI del Civil Rights Act rende illegale per le università prendere decisioni “sulla base della razza”.
Questi obiettivi non saranno raggiunti con affermazioni di potere, svincolate dalla legge, che controllano l’insegnamento e l’apprendimento ad Harvard e ne dettano il modo in cui operiamo. Il compito di affrontare le nostre carenze, onorare i nostri impegni e incarnare i nostri valori spetta a noi, che dobbiamo definire e intraprendere come comunità. La libertà di pensiero e di ricerca, insieme al costante impegno del governo nel rispettarla e proteggerla, ha permesso alle università di contribuire in modo fondamentale a una società libera e a vite più sane e prospere per le persone di tutto il mondo. Tutti noi condividiamo l’interesse a salvaguardare tale libertà. Procediamo ora, come sempre, con la convinzione che la ricerca coraggiosa e senza freni della verità liberi l’umanità, e con fede nella promessa duratura che le università e i collegi americani rappresentano per il nostro Paese e per il mondo.
Cordiali saluti,
Alan M. Garber
- Pubblicato il 14 aprile 2025
24 Marzo 2025

Lettera ad una laureata, mia figlia
La tua prima parola “pal-la” ritorna alla mente, mentre snoccioli concetti articolati con precisione e tranquillità difronte alla commissione. Fai scorrere le slide efficaci, concise, essenziali e ritornano le immagini delle tue prime slide mentre preparavi il tuo esame alle medie, abbiamo scelto insieme le immagini artistiche e ti ascoltavo fiera e felice di come apprendevi nuove parole, nuovi metodi di studio, nuove espressioni al passo con i tempi. E via via che illustravi la tua tesi, via via passavano davanti a me i giorni impegnativi del liceo, difficoltosi e necessari per acquisire metodo e sicurezza, solide basi per affrontare l’università. Con impegno e determinazione hai raggiunto ottimi risultati ed il futuro prossimo ti aspetta con altre esperienze da vivere. Sono fiera ed orgogliosa di te, piango di gioia un giorno sì ed uno no, é una grande emozione anche per me ed il tuo nonno Athos ti veglia da lassù, sempre ed é sicuramente felice per te.
Ed ora, tesoro bello, un’altra meta é stata raggiunta.
Congratulazioni!
Marzo 2025
Erano gli anni ’60, era la guerra fredda, Stati Uniti e Russia hanno scelto la pace grazie ad una corrispondenza reciproca tra i due presidenti John Kennedy e Nikita Krusciov.
Hanno scelto il dialogo . Due uomini di Stato coraggiosi , che hanno perseguito la strada più difficile e complicata, ovvero la diplomazia ed il rispetto per la pace dell’Umanità e per il futuro, il loro, il nostro e quello dei nostri figli e nipoti.
Ecco le parole di Kennedy nel suo discorso A Strategy of Peace
“…A quale tipo di pace mi sto riferendo? Qual è il tipo di pace che stiamo ricercando? Non una “Pax Americana”, imposta al mondo dalle armi da guerra degli Stati Uniti. Non la pace della tomba o la sicurezza dello schiavo. Ciò di cui parlo è la pace vera, il tipo di pace che rende la vita sulla terra degna di essere vissuta, che permette agli uomini e alle nazioni di crescere, di sperare e di costruire una vita migliore per i loro figli. Non solo la pace per gli americani, ma per tutti gli uomini e le donne, non solo la pace nel nostro tempo, ma per sempre. [..]Parlo di pace come dello scopo razionale e necessario di ogni uomo razionale. Mi rendo conto che il perseguimento della pace non è clamoroso quanto la ricerca della guerra e spesso le parole di chi vi si dedica non vengono ascoltate…
…I nostri problemi sono provocati dall’uomo ed è quindi l’uomo che può risolverli. L’uomo non ha limiti alla sua grandezza. Nessuno dei problemi legati al destino umano è al di là degli esseri umani. Spesso la ragione e lo spirito dell’uomo sono riusciti a risolvere ciò che in apparenza era irrisolvibile e noi siamo certi che ciò possa accadere di nuovo. [..]È necessario perciò perseverare. La pace non deve necessariamente essere impraticabile e la guerra inevitabile.
In ultima analisi, il legame di base che ci unisce è in fondo il fatto che tutti viviamo su questo piccolo pianeta. Respiriamo tutti la stessa aria. Tutti abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli. E tutti siamo mortali.”
Ed ora…nel 2025…
Febbraio 2025

Sandor Marai
” Le braci “
Sotto le braci, il fuoco vive.
All’interno delle convinzioni, delle convenzioni sociali, in qualsiasi era, in qualsiasi cultura, palpita il nucleo dell’esistenza ovvero la passione, il sangue e la carne.
Sandor ci ricorda le nostre origini di uomini e donne, scarta delicatamente l’involucro argentato della ragione e della logica, toglie una ad una le vesti leggere ed inutili delle convenzioni sociali per lasciarci nudi e forti difronte ai nostri primari e principali istinti. La caccia ed il sangue. I primordiali, passione e vendetta, odio e amore, non esiste l’uno senza l’altro. La terra ed i suoi spazi immensi, i boschi, le radure, le case magnifiche, le persone, il sentire ed il cuore, sono rari paesaggi descritti con dolce e malinconica maestria. Natura ed Uomo.
Inorridire e provare piacere al contempo ci rende umani alle origini e non dobbiamo mai dimenticare.
Grazie Sandor. Grazie Paola per avermi regalato questo prezioso libro.
Ecco alcuni passi a me cari:
“Dietro le persiane chiuse, nel giardino avvizzito e bruciato dall’arsura, l’estate divampava con le sue ultime forze, come un incendiario che nella sua collera dissennata dia fuoco a tutto prima di fuggire in capo al mondo. “
“Passavano anni senza che si recasse nell’altra ala del castello, dove c’era una fuga di saloni verdi, azzurri e rossi con lampadari dorati. Le finestre si aprivano sul parco, sugli ippocastani che in primavera, con le loro infiorescenze rosate e il loro rigoglio verde cupo, si spingevano fino ai balconi. Gli alberi erano disposti pretenziosamente a semicerchio di fronte all’estremità dell’ala meridionale del castello, davanti alle balaustrata di pietra sorrette da putti grassocci.”
“Si alzò e rimase in piedi davanti alla stufa panciuta di maiolica bianca che un tempo aveva riscaldato la camera da letto di sua madre. Era una grande stufa vecchia di un secolo, che irradiava un calore simile alla benevolenza emanata da una persona pingue e indolente che cerchi di attenuare il proprio egoismo con qualche buona azione poco impegnativa.”
“Non c’è nulla che gli uomini desiderino con tanto ardore come un’amicizia disinteressata. Ma è un desiderio senza speranza. Al collegio, i ragazzi si rifugiavano nell’orgoglio delle loro origini o negli studi, in dissolutezze precoci, in prodezze fisiche o in amori prematuri, sconclusionati e tristi. In questa confusione umana, l’amicizia di Henrik e Konrad irradiava una luce mansueta simile a quella di certe cerimonie medievali. Non c’è nulla di più raro, tra i giovani, di un sentimento disinteressato che non si chieda soccorso né esiga sacrificio in cambio. La gioventù si aspetta sempre un sacrificio da coloro nei quali ha riposto le proprie speranze. I due ragazzi si rendevano conto di trovarsi in una condizione ineffabile, meravigliosa, una sorta di Stato di grazia.”
“Sentiva la musica con tutto il suo corpo, se ne abbeverava come un assetato, l’ ascoltava come un prigioniero che tende l’orecchio al suono di passi che si avvicinano e che gli portano forse la notizia della liberazione. Se qualcuno gli rivolgeva la parola in quei momenti, non se ne accorgeva. La musica dissolveva ogni cosa intorno a lui, abolendo per un attimo le leggi di quel patto artificioso : in quei momenti Konrad non era più un soldato.”
“…perché la passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà, anche se in cambio non ottiene altro che sentimenti mansueti, amicizia, indulgenza. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi.”
27 Gennaio 2025
Quel Pensiero di Edith Bruck
Quel pensiero di seppellirti
te l’hanno tolto con almeno trent’anni di anticipo!
Abbiamo avuto una lunga festa d’addio
nei vagoni stivati dove si pregava dove si facevano
i bisogni in fila dentro un secchio
che non profumava del tuo lillà di maggio
e anche il mio Dio Sole ha chiuso gli occhi
in quel luogo di arrivo il cui nome
oggi irrita le coscienze, dove io e te
rimaste sole dopo una selezione
mi desti la prova d’amore
sfidando i colpi di una belva umana
anche tu madre leonessa a carponi
per supplicare iddio maligno di lasciarti almeno l’ultima
la più piccola dei tuoi tanti figli.
Senza sapere la tua e la mia destinazione
per troppo amore volevi la mia morte
come la tua sotto la doccia
da cui usciva un coro di topi
chiusi in trappola.
Hai pensato alla tua piccola con quel frammento
di coscienza risvegliata dal colpo
del portoncino di ferro
con te dentro mio pane amato mio pane bruciato!
O prima ancora
sapone paralume concime
nelle mani parsimoniose di cittadini
che amano i cani i poeti la musica
la buona letteratura e hanno nostalgia
dei familiari lontani.
20 Gennaio 2025
Un vento gelido ha spento la fiaccola della speranza

“Tenetevi, o antiche terre, la vostra vana pompa – grida essa [la statua] con le silenti labbra – Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata.»
Le parole Emma Lazarus sono incise ai piedi della statua.
25 Dicembre 2024
Lo Zampognaro, Gianni Rodari
Se comandasse lo zampognaro
Che scende per il viale,
sai che cosa direbbe
il giorno di Natale? “Voglio che in ogni casa
spunti dal pavimento
un albero fiorito
di stelle d’oro e d’argento”.
Se comandasse il passero
Che sulla neve zampetta,
sai che cosa direbbe
con la voce che cinguetta?
“Voglio che i bimbi trovino,
quando il lume sarà acceso
tutti i doni sognati
più uno, per buon peso”.
Se comandasse il pastore
Del presepe di cartone
Sai che legge farebbe
Firmandola col lungo bastone?
“Voglio che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino”.
Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente; se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l’anno.
25 Novembre 2024 versus 1600 e giù di lì

21 Novembre 2024

Una viaggio a Tokyo raccontato da Laura con amore e dedizione. Non una classica guida, ma un racconto nel racconto, immagini nelle immagini, strade nelle strade, quartieri nei quartieri durante l’arco di ogni stagione. Tradizione e modernità, spirito e concretezza, grattacieli e piccoli giardini, stazioni dei treni ( Hachiko, per esempio ) e delle metropolitane, parchi e foreste, questa é Tokyo. Grazie Laura. Se, mai one day, andrò a Tokyo, porterò con me il tuo diario di viaggio.
Ecco alcuni passaggi:
“Lo scrittore olandese Christian Fruneaux si chiese : dove finisce oggi Tokyo ? Così prese a camminare, finché non si ritrovò, come sempre accade quando si cerca un confine tra le cose, con uno steccato davanti, aventi minuti di cammino a nord di Takao, lì dove sorge l’omonimo monte. Nel folto di una foresta. Fruneaux scorse un’antica stele di pietra che introduceva a un santuario scintoista in abbandono. Era lì, proprio lì, che Tokyo finiva. Era lì che, per quell’uomo reso inquieto dall’incommensurabilità della città, iniziava il senso di liberazione.”
“Jinbocho, il quartiere delle librerie, e meta frequente delle nostre peregrinazioni. A costo di sembrare noiosi, viviamo la carta dei libri come i pesci vivono l’acqua: è il nostro elemento. Salvo poi non avere spazio in casa. Passeggiare per Jinbocho è pertanto per noi come abitare nella casa ideale, le pareti della città completamente tappezzate di scaffali, strade in cui girare l’angolo per incontrare un nuovo scomparto, dove allungare una mano e sfilare un volume da un ripiano a casaccio e fare una scoperta straordinaria.”
“Certi giorni di settembre, poi, il volo delle libellule si fa fitto. Ali leggerissime, di carta velina, e tutto è un presagio, l’aria soprattutto che profuma di terra, la pioggia che prepara il terreno, i tramonti che si allungano in cielo, mentre i giorni si fanno sempre più corti. Non c’è tempo. A Tokyo sembra non essercene mai abbastanza.”
“Nell’antichità le persone credevano che l’aldilà si trovasse dalla parte opposta di mari e fiumi così che a seconda della zona, al posto del fuoco di accoglienza, si teneva un rituale che consisteva nel porre offerte o piccole fiammelle su barchette e farle scorrere via, come anime a pelo dell’acqua.”
“Koenji é un quartiere meno scintillante meno schiavo delle tendenze del gusto corrente. Mi pare piuttosto tagliato su misura per gente che fugge dalle novità a tutti i costi e preferisce mettersi al riparo in quella conca di dimenticanza che è l’essere volontariamente in ritardo, il mantenersi un passo indietro per guardarsi intorno. Koenji permette, in questo senso, di perdersi nei propri pensieri senza essere disturbati dal luccichio delle insegne, dai desideri indotti dall’ultima o dalla penultima moda. Forse anche per questo, Koenji nel tempo è diventato la culla della cultura underground,che scorre tra gli anni che avanzano, sotterranea tra i detriti del presente. Ecco mi dico, anche questa è Tokyo, città di scorie e di novità, di spazi risicati e di immense altezze. Di vaste foreste, parchi immensi, ma anche minuscoli giardinetti distribuiti ordinatamente tra gli isolati, dove i bambini si lanciano giù da uno scivolo o si scagliano verso il cielo in altalena e dove i salarymen si siedono su una panchina per consumare il pranzo, magari sussurrando a mani giunte davanti alla scatola del bento.”
“Quando sono in Italia, a confronto, le strade mi paiono vuote. E quel che è stupefacente a Tokyo è proprio la capacità di ritagliarsi un angolo tutto per sé. Come se a Tokyo vigesse un patto non scritto fra le persone, un accordo che si basa sulla privacy e sul rispetto dell’intimità altrui; in qualunque altro paese del mondo sarebbero probabilmente prede di sguardi curiosi, mentre qui tutti sono destinatari di una garbata indifferenza. Alcuni giocano il cellulare, altri sfogliando una rivista, altri ancora concludono un lavoro urgente. Di rado guardano il cielo, si perdono in qualcosa di astratto; ma quando accade si fissano su un orizzonte vicino, senza vederlo, oppure mirano in alto, verso altro di cui non si sente la voce. Istantanee che dimostrano come a Tokyo tutti, indistintamente, vivono negli interstizi del mondo.”
“Fuori dai finestrini inizia a piovere piano, come al rallentatore. In Giappone la si chiama haru -same, la pioggia di primavera, precipitazioni dai grani piccini che sono un dono per i campi e per le gemme di alberi e piante. E’ tipica di questo mese e anche uraraka, una particolare luce che si spargerà radiosa nel cielo sereno di primavera, come un chiarore gentile che si posa sulla realtà. Questa parola evoca il tepore piacevole del sole e la sua brillantezza.”
La foresta di Yoyogi é artificiale che non vale come connotazione negativa, ma anzi è il segno di come sia possibile creare anziché distruggere la terra e come basti un po’ di impegno per invertire la rotta. E’ a tutti gli effetti una foresta partorita dalla città. Lo shintoismo lo insegna: tutto partecipa alla vita, tutto vi è immerso. Gli dèi risiedono sulle montagne, ed è per questo che le preghiere si rivolgono alla natura, senza intermediari. Eppure sono ovunque, come si trattasse di una realtà non tanto posseduta quanto piuttosto condivisa. Bisogna curare e credere nel divino che dimora in ognuno di questi arbusti. Bisogna avere cura. Di tutto.”
2 Novembre 2024
Passeggiavo e la luce del sole tra i rami ha fermato i miei passi.
La tua bella anima giocava con raggi e foglie.
Sorridevi.
Lo so.
Ciao Papi questa poesia é per te:

La luce di fine ottobre
Il sole velato di perlacea lanuggine
Fluttua sospeso tra chiome dorate e rami ambrati.
L’azzurro grigio accompagna stormi lontani, stridenti, gioiosi.
La sera giunge in un battito d’ali.
Autunno
Ottobre 2024
Premio Nobel Letteratura 2024 – Han Kang

«In quel momento eravamo vicinissimi.
Distesi, abbracciati stretti.
Il suono della pioggia era incessante.
Qualcosa dentro di noi si è spezzato.
Là dove non c’era luce né voce,
tra frammenti di corallo sbriciolati dalla pressione,
i nostri corpi cercavano ora di risalire in superficie.”
Agosto 2024

Il numero delle pagine di questo libro non vi deve scoraggiare perché si legge tutto d’un fiato, non lo lasci andare mai, si diventa curiosi, si pensa a Modesta e alle sue vicissitudini spesso, ci si interroga, ci si arrabbia, ci si intestardisce, si piange e si ride, ci si indigna. E’ inevitabile scrutare Modesta ed i suoi meandri, senza scrutare i nostri. E’ inevitabile cercare di comprendere le sue paure senza provare a comprendere le nostre.
Un libro che ho “divorato” per fame di vita, di realtà senza fronzoli, io che amo il romanzo a lieto fine, io che mi sono sempre nutrita di favole, ora mi nutro di Modesta. Ho vissuto tutte le pagine percependo la passione e la violenza, la tristezza e la gioia, la morte e la vita. Solo due altro grandi libri, under my opinion , mi hanno rapita tanti anni fa: “I Pilastri della Terra” di Ken Follett e “Orlando” di Virgina Woolf.
L’arte della gioia non può e non deve avere definizioni e non si può, in alcun modo incasellare in nessun genere letterario. Goliarda Sapienza è l’Arte della Gioia, punto.
Ecco cosa ho scritto sulla prima pagina del libro, rigorosamente e penna:
“ Si viene letteralmente catapultati nel mondo di Modesta e della sua vita senza fare anticamera letteraria, diciamo, senza introduzione, senza preamboli, senza pudore, senza illusione. La realtà nuda e cruda, spietata, carnale, sanguigna, sociale, socialista, famigliare, incestuosa, erotica, sessuale, spirituale, dalla parte delle donne senza essere femminista, dalla parte delle donne sorelle ed amiche, amiche degli uomini perché Goliarda Sapienza ha sempre rifiutato i canoni e ha sempre ricercato l’armonia tra uomo e donna, anarchica, passionale, glaciale, disarmante. La vita in tutte le sue contraddizioni, armonie, stonature, bellezze, immersa nella natura siciliana a volte violenta, a volte consolatrice, a volte spettatrice.
Un libro che rapisce il cuore, la carne e lo spirito.”
Goliarda scrisse a mano sul primo manoscritto di “L’arte della gioia” le parole di Empedocle:” Perché ci fu un tempo che sono stato un giovine e una ragazza e un virgulto e un uccello e uno squamoso pesce di mare”.
Vi lascio alcuni passi :
“Tutto, giorno per giorno tornava a nuova vita punto le tende, i saloni, la luce, i gesti di tutti. Una fame mai provata mi faceva sembrare tutti i cibi un dono meraviglioso della sorte. Desideravo tutto: la frutta, l’acqua, il latte, e soprattutto il pane. Avevo dimenticato il sapore del pane caldo, appena sfornato, con l’olio e il sale sopra. Non avrei mangiato altro. E, con la fame, la luce si fece più intensa e carezzevole, l’erba più fresca e verde, le pesche, i fichi più teneri e dolci. Nel raccoglierli e tenerli in mano era come se una corrente di sensazioni dimenticate tornasse a farsi riconoscere, ogni mattina, da un passato lontanissimo che tenevo nascosto in qualche piega remota della memoria. Anche il sonno era diventato un piacere carnale. Appena entrata nel letto, l’aria, le ombre, i pensieri si chinavano a cullarmi. Per prolungare quella sensazione di pace cercavo di ritardare il sonno ma era inutile, e i sogni mi scivolavano addosso con rivoli di luce e colori.”
“Catania! Guarda quanto è bella, Modesta guarda!
Sbalordita da quella vicinanza, aprii gli occhi per richiuderli accecata da quella immensità di tetti neri lucenti al sole, precipitanti verso un cielo blu che si che si stendeva all’infinito, la dove lo sguardo poteva arrivare : il mare blu . Con gli occhi di quello spazio di luce, che anche sotto le palpebre serrate non mi voleva lasciare, mi sentii dire: andiamo a vederlo da vicino! Appena la macchina si fermò balzai fuori. E , forse perché mi aspettavo di vederlo dall’alto come prima, dovetti alzare gli occhi per trovare quel cielo liquido rovesciato che fuggiva calmo verso una libertà sconfinata. Grandi uccelli bianchi scivolavano in quella vertigine di vento. I polmoni liberati sapevano e per la prima volta respiravo. Per la prima volta lacrime di riconoscenza mi scendevano sulle labbra. O era il sapore arso e forte di quel vento che si chinava sulla mia bocca a Baciarmi?
Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore, esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali … e poi, ripulirli dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l’ uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione.
Non c’è bisogno di parole. Si guarda, si osserva. O forse ti piaceva pensare che mi avessero sacrificata? Non rispondi? Adesso capisco: ti eri fatta una tua Santa un po’ dantesca da amare .
O preferisci Petrarca, come credo? Allora hai fatto di me la tua pura e Santa Laura. Poveri ragazzi! A noi Madame Bovary e a voi Laura. Ma dai, Carlo, siamo nel 1921!
Non volevo perdere quell’intelligenza ardente che invitava alla ricerca, che regalava sempre, nuove scoperte del pensiero, nuovi concetti, nuove parole. Uscita anch’io dalla delusione per un bel gioco guastato, cominciavo a capire.
“Non mi meraviglio, aprendo gli occhi, di aver dormito così bene in una poltrona, né della coperta che qualcuno ha posato su di me, nè della gioia furiosa che mi prende incontrando lo sguardo sorridente di Joyce. Questo sorriso è per me, penso e nella furia di felicità ho voglia di saltare giù dal mio giaciglio e di coprirla di baci. Per un attimo la coscienza del mio corpo adulto mi ferma, ma lei continua a sorridere. E dimenticando le mie gambe, braccia, cresciute troppo in fretta, corro per il sentiero, mi lascia fare, sempre sorridendo con gli occhi, ma a me non basta. Voglio che sia felice, e mi fermo solo quando anche le sue labbra si schiudono serene come lo sguardo, la fronte, il collo che già palpita di un riso muto. Ora la mia felicità non ha limiti e posso tornare alla mia poltrona.”
“Nel buio delle mie palpebre serrate misurerai a ogni nota, ogni pausa o ripresa in lieve di quella voce, e decisi che quella profondità sonora piena di anfratti non ammetteva, almeno in me, cose dette a metà, giochi infantili o nascondigli. Senza più esitare, riaprendo gli occhi, versai nel suo sguardo, che come un vaso raccoglieva emozioni, lacrime, durezze e dolcezze senza incrinarsi, tutte le tappe gioiose e aspre di quella che allora mi appariva la mia lunga vita.“
“Quella parola amore aveva delle scadenze improrogabili e certe come la nascita e la morte, si doveva accettarla con la consapevolezza di non sapere perché c’era, quando e come e dove avveniva, e verso quali spiagge brulle o prati verdi ci avrebbe sospinti. “

Luglio 2024

NAZIM HIKMET, Arrivederci fratello mare (Varna, 1951).
“Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.”
Maggio 2024

“Non ignorare mai quel che un albero o uno specchio d’acqua hanno da dirti. ” Peter Handke
Il lago ghiacciato di Costanza e la sua storia. L’anima e la vita di Mauro paiono proprio immobili, incastonati, racchiusi tra i ghiacci dell’esistenza. Dubbi e domande vivono tra le righe di questo libro, di questo romanzo senza umani, là dove esistono, invece, i rapporti umani. Paolo di Paolo snocciola pensieri, paesaggi, battute, dialoghi con originalità ed ironia, quella divertente, stucchevole, disarmante. I dialoghi con se stesso, nei vari momenti di solitudine, sono per me i momenti più vividi. Le descrizioni degli ambienti, dei luoghi, della natura sono piccoli quadri d’autore . Mi colpisce, la naturalezza con cui scrive, la scioltezza delle frasi, mai troppo lunghe, mai troppo corte. Efficaci e fluide, piccole imbarcazioni che solcano il mare della letteratura con la leggerezza degli alianti. Grazie.
Ecco alcune frasi a me care:
“Dove sono estromessi i sensi, cos’è un tono di luce del primo mattino? E il colore verde blu che si dice sia quello effettivo del ghiaccio, delle sue architetture spericolate a te ed effimere?”
“Non c’è nessuno punto a quest’ora non può esserci nessuno, eppure non c’è silenzio. Il silenzio non esiste. Non c’è il chiasso dei giorni di mercato, il grattare dei carretti, il sibilo dei pattini, né il grido di qualcuno che chiama da lontano. Tacciono anche gli uccelli : ma non c’è orecchio che colga la sparizione del canto, o che sappia riconoscere, nella quiete acustica, i suoni minimi che la neve prova a seppellire e il ghiaccio invece, qua e là, riverbera. Un gocciolio, un crepitare, un cricchio rivelano l’immensa vita solo apparente di questo manto. Vellutato, dove più insiste la luce, comunque difforme: levigatissima, farinoso, scosceso, se il ghiaccio si accatasta; discontinuo nei toni del bianco, dell’azzurro, dove la neve recente va a compattandosi, e dello smeraldo, della fanghiglia. Ma ogni aggettivo aggiunto è un inganno. Questo paesaggio esiste e non chiede vocabolari. Dove la parola non è, non serve che sia maestosa o terribile quella che adesso si può chiamare bellezza, la definizione riguarda solo chi la pronuncia.”
“Una visione chiara. Non è forse tutto ciò a cui aspiriamo? Cerco di ambientarmi alla guida della golf 8 noleggiata nei pressi della stazione, un astronave dalla carrozzeria giallo lime, purtroppo nuova, troppo tecnologica. Le chiavi non vanno inserite, non c’è il freno a mano. Nell’abitacolo, un’imprevista luce fucsia contrasta con la musica nobile, solenne, che mi illude di mantenere qualche rapporto col sublime.”
“Insomma, c’è qualcosa che forse non mi aspettavo, non in questa misura,
è la serenità emanata dal paesaggio. L’apparente assenza di inquietudine: nella trasparenza dell’acqua che consente di studiare i fondali a riva, nel cigno da cartolina che si accosta, nei salici che cominciano a fiorire, piangenti ma senza tristezza. Nelle due ragazze che parlano fitto, sedute su uno sperone di roccia. Perfino nell’edificio svettante severo di una banca a pelo d’acqua. Potete non pensare ai soldi, gente. Non ora! Pochi rumori molesti, ridotta presenza umana: forse è tutto qua, concludo .”
“Quando non c’è nessuno che rumore fa il mondo? Le felci, i giunchi, i ciuffi d’erba fra le pietre levigate, i segmenti di corteccia che si offrono come piccoli pontili per insetti. In alto, sopra i salici, gli strati di nuvole che affrettano la notte.”
“Da qui, quattro secoli fa e domani mattina sono parte dello stesso lunghissimo istante.”
25 Aprile 2024
Che sia libertà di espressione, altrimenti…. back to 1920-30-40. I sacrifici, ottenuti anche con la vita dei liberi pensatori non siano stati vani, per piacere.
Uno dei miei scrittori preferiti é Giorgio Bassani ed il libro, Il giardino dei Finzi-Contini ha accompagnato la mia adolescenza. Grazie.
GIORGIO BASSANI
Insegnò Italiano e Storia agli studenti ebrei espulsi dalle scuole pubbliche nella scuola ebraica di via Vignatagliata, e divenne attivista politico clandestino. Come antifascista venne rinchiuso, nel 1943, per alcuni mesi, nella prigione cittadina di via Piangipane a Ferrara.
Da Il giardino dei Finzi Contini:
“È vento d’uragano, e viene dalla notte. Piomba nel portico, lo attraversa, oltrepassa fischiando i cancelli che separano il portico dal giardino, e intanto ha disperso a forza chi ancora voleva trattenersi, ha zittito di botto, col suo urlo selvaggio, chi ancora indugiava a parlare. Voci esili, gridi sottili, subito sopraffatti. Soffiati via, tutti: come foglie leggere, come pezzi di carta, come capelli di una chioma incanutita dagli anni e dal terrore…”
Marzo 2024

Come ormai sapete, la libreria è per me, il luogo dell’incontro.
Passeggio tra scaffali e ripiani vari, respiro il profumo della carta, delle copertine, dei giornali, delle riviste, quel profumo confortante ed avvolgente. Non entro mai “ di fretta “, “ di corsa “, stanca, annoiata. Entro con calma, mi prendo il tempo, quello lento e curioso dell’attrazione, trarre a sé, della seduzione, trarre in disparte. Il libro e me.
E succede, raramente, ma succede.
La parola che ha attirato la mia attenzione è stata “colori” ed è presente nel titolo, l’immagine della copertina nel complesso e la neve in particolare. Ho aperto il libro circa a pagina 20 e ho letto:
“Il giapponese ha circa 1.200 parole per dire pioggia, 1.040 per raccontare il vento e 611 per le nuvole.” Un invito a nozze, come si dice.
Parole, colori, natura, ovvero, poesia. Il Giappone a colori mi ha tratto in disparte, mi ha allontanato dal “resto” , mi ha attratto a sé . Illuminante, poetico, elevato, prezioso. Le parole traducono stati d’animo, creature, natura, angoli di cielo “oltre le nubi”. I colori del Giappone dove il colore erba della dimenticanza è un colore non una sfumatura, un accenno di verde, una nuange. E’ un pallido giallo rossastro, un tono tra il senape e l’arancio, uno dei colori proibiti kanzu-iro. Dimenticare la sofferenza. Dimenticare è allontanare. Quel colore allontana il dolore. Era il colore indossato durante il lutto.
L’amore per la natura, la dedica appassionata di questa paziente ricercatrice hanno cullato le mie giornate donandomi un sollievo inaspettato ed un conforto notevole. Il Giappone ringrazia la sua terra descrivendo i colori delle sue gemme con poesia.
Non essendoci una trama, ogni pagina, ogni capitolo può essere letto e riletto in qualsiasi momento, una pausa, un sorriso, una lacrima, un batticuore o semplice contemplazione.
Grazie Laura per questo emozionante incontro.
Ecco alcuni passaggi a me cari.
“ Il grigio dei pini insulari, un verde consumato che richiama il colore calmo dei pini, quelli che vivono all’estremità dell’isola, quelli che affrontano le tempeste, le rigide temperature e le onde, quindi il colore della perseveranza.”
“ Poi, un giorno, giunge nella loro casa un ragazzino, grazie al quale l’uomo recupera il sogno: potendo insegnare a sua figlia un solo colore, l’uomo sceglie il colore cielo. Con una boccetta di vetro, pazientemente l’uomo ed il ragazzino raccolgono di ora in ora i toni cangianti e li riversano nella tintura. Ciò che inizialmente era il colore cielo diventa plurale: ecco i colori del cielo!”

“ Il grigio blu ao-nezu. Parola associata, in un libro fotografico, all’immagine dell’orlo di un kimono maschile, la silhouette di un uomo che si staglia su un paesaggio innevato. Mi incanto sui geta di legno chiaro, sull’anello di stoffa che cinge la linea nodosa del piede e trovo che questo colore abbia un’eleganza senza contradditorio.
Lo cerco altrove, lo scopro così a dialogare sul fondo del mare: è un pesciolino cinese dal nome impronunciabile che guizza a metà tra la trasparenza ed il grigio blu.”
“ Il colore campo arido. I campi e le montagne in inverno hanno un’atmosfera desolata, eppure i giapponese hanno amato a lungo questo paesaggio e hanno cercato un colore per nominarlo. E’ il colore campo arido kareno, una tinta che oscilla indecisa tra il marrone e il bianco: imita l’aspetto delle piante ingiallite e appassite a causa della neve e del gelo. E’ un pezzo lirico che esprime il paesaggio di un solitario deserto. Bellezza e malinconia, morte e sogno; il campo arido è una tinta e, come accade con il giapponese, è insieme un sentimento.”
“ Il color bianco prugna o color fiori bianchi di pruno, “ ti sentirai guarito al solo ammirare il color prugna, un bianco con addosso un leggero rosa.” E Yosa Buson ha scelto il fiore di prugno nel suo haiku :
Bianchi fiori di susino
E infine
Giungerà l’alba


Febbraio 2024

“Quiescenza”
Animo dormiente
Sensi incastonati tra i ghiacci
Gemme racchiuse
Lava inattiva
Nebbia soporifera
Letargo
Rallentamento sanguineo
Stasi
Dolce dormire
Silenzio
Inverno
FB
27 Gennaio 2024

I papaveri crescono nonostante il cemento, i Giusti crescono nonostante la cattiveria.
Guardo a loro come le fiammelle che illuminano questo buio e, certamente, Sergio é una di loro.
Sulla mia pagina qualche breve passaggio del discorso che troverete in parte integrale sul sito del Quirinale e vi esorto ad impiegare il vostro prezioso tempo a leggerlo fino in fondo e magari a rifletterci su ecco il link
https://www.quirinale.it/elementi/106132
“Nel buio più fitto, nella lunga e oscura notte dell’umanità, prendendo a prestito un’immagine di Elie Wiesel, tante piccole fiammelle hanno indicato una strada diversa dall’odio e dalla oppressione.
Sono stati i “Giusti”, secondo una terminologia cara al popolo ebraico perseguitato. Persone che, per motivazioni diverse, hanno rischiato la propria vita e talvolta l’hanno perduta per mettere in salvo cittadini ebrei dalla furia omicida nazifascista. Un lungo elenco di nomi, quasi ottocento – come abbiamo ascoltato – quelli finora accertati in Italia, una costellazione di luci e di speranza che continua a rassicurare sul destino dell’umanità.
Persone tra le più disparate: donne e uomini, laici e religiosi, partigiani, appartenenti alle forze dell’ordine, funzionari dello Stato, intellettuali, contadini. Accomunati dal coraggio, dalla rivolta contro la crudeltà, dal senso di umanità.
C’è chi ha nascosto e protetto, chi ha falsificato documenti e liste, chi ha aiutato a espatriare. Migliaia di gesti, grandi e piccoli, di ribellione contro il conformismo e contro l’ideologia imperante.”
“Ci ostiniamo a rimanere fiduciosi nel futuro dell’umanità. Nella convinzione profonda che un futuro intriso di intolleranza, di guerra e di violenza, non sia il desiderio iscritto nelle coscienze delle donne e degli uomini.
I Giusti, con il loro coraggio, con la loro speranza e il loro sacrificio ci indicano la direzione e ci esortano ad agire, con determinazione e a tutti i livelli, contro i predicatori di odio e contro i portatori di morte.
I Giusti italiani sono tra le radici migliori della nostra Repubblica. Per questo li celebriamo e li onoriamo, tutti insieme, come popolo italiano e come comunità, oggi, nel Giorno della Memoria.”
Una mattina di Gennaio 2024

25 Dicembre 2023
Il cantico di Frate Sole o delle Creature – San Francesco d’Assisi
Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi Siignore, per sora Luna e le stelle:
il celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.
Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infermitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
25 Novembre 2023
Sono le immagini della natura che descrivono meglio i miei stati d’animo che ascolto con attenzione e seguo gli andamenti mutevoli che cambiano in senso crescente e decrescente, fasi lunari nel cielo dell’anima che affiorano così, tra una notte stellata ed un giorno senza sole.

12 Novembre 2023

Lessico famigliare scorre lieve tra le pieghe di un tempo lontano e vicino perché, noi che leggiamo, siamo Natalia e guardiamo, ascoltiamo e viviamo gli eventi accadere, guidati dalla dolcezza e dall’ironia dell’autrice. Sequenze cinematografiche di ambienti, stanze, strade, paesaggi, sensazioni, parole, espressioni. Voci di un tempo che fu che continua ad essere attraverso noi lettori.
Per ricordare .
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“Cantava mia madre a piena voce, mentre si alzava e si spazzolava i capelli, ancora tutti inzuppati: anche lei faceva, come mio padre, la doccia fredda; e avevano lei e mio padre certi guanti tutti spinosi con i quali si strofinavano dopo la doccia per riscaldarsi. Che freddo che fa! Diceva mia madre e andava stretta
nell ‘accappatoio con in mano la tazza del caffè a fare un giro per il giardino. I miei fratelli erano tutti a scuola, e c’era in quel momento, nella casa, un poco di pace. Mia madre cantava, e scrollava i capelli bagnati nell’aria del mattino. Poi andava a discorrere, nella stanza da stiro con la Natalina e la Rina . Vivevamo sempre, in casa nell’incubo delle sfuriate di mio padre, che esplodevano improvvise, sovente per motivi minimi, per un paio di scarpe che non si trovava, per un libro fuori posto, per una lampadina fulminata, per un lieve ritardo nel pranzo, o per una pietanza troppo cotta.”
“Quanto a mia madre, lei del Silvio parlava sempre con allegria: avendo mia madre quella sua natura così lieta, che investiva ed accoglieva ogni cosa, e che di ogni cosa e di ogni persona rievocava il bene e la letizia e lasciava il dolore nell’ombra, dedicandovi appena, di quando in quando, un breve sospiro.”
“Terni aveva creato fra la Paola e Mario una connivenza, che persisteva anche quando lui se ne andava. Era una convivenza votata per quanto potevo capire, all’insegna della malinconia. La Paola e Mario facevano passeggiate malinconiche, o loro due insieme o ciascuno per conto proprio, al crepuscolo, in raccolta solitudine; insieme leggevano poesie tristi, mormorando in un dolente bisbiglio. Mostravano, la Paola e Mario, perduti nella loro malinconia, una profonda insofferenza per il dispotismo di mio padre, e per i costumi di casa nostra, quanto mai semplici ed austeri : avevano l’aria di sentirsi, nella nostra casa, in esilio, sognando tutta un’altra casa, e tutt’altre abitudini.” La loro insofferenza si traduceva in grandi musi e lune, sguardi spenti e facce impenetrabili, risposte monosillabiche, rabbiosi sbatter di porte che facevano tremare la casa, e recisi rifiuti ad andare, il sabato e la domenica, in montagna. Non appena mio padre usciva dalla stanza, loro si rasserenavano, perché la loro insofferenza non includeva mia madre, ma era votata a mio padre soltanto; ascoltavano le storie di mia madre, e declamavano a gran voce con lei la poesia dell’inondazione.”
“Come vorrei essere un re fanciullo, diceva mia madre con un sospiro e un sorriso, perché le cose che più la seducevano al mondo erano la potenza e l’infanzia, ma le amava combinate insieme, cosicché la seconda mitigasse la prima con la sua grazia, e la prima arricchisse la seconda di autonomia e di prestigio.”
“Pavese quella primavera, era solito arrivare da noi mangiando ciliegie. Amava le prime ciliegie, quelle ancora piccole acquose, che avevano, lui diceva, sapore di cielo. Lo vedevamo dalla finestra, apparire in fondo alla strada, alto col suo passo rapido; mangiava ciliegie e scagliava i noccioli contro i muri con un tiro secco e fulmineo. La sconfitta della Francia, per me, rimase legata per sempre a quelle sue ciliegie, che arrivando ci faceva assaggiare, sottraendole ad una ad una di tasca con la mano parsimoniosa e scontrosa. L’editore non era più timido, o meglio la sua timidezza si ridestava solo a tratti quando doveva avere colloqui con estranei, e non sembrava più timidezza, ma un freddo e silenzioso mistero.”
23 Ottobre 2023
Quattro passi a Verona
Il cielo schiarisce quando arrivo in piazza Bra e l’Arena appare nella sua eleganza raggiante ed eterna, la Dama indiscussa di Verona. Se ne sta là imponente ed altera a dominare la sua piazza viva e pulsante in ogni stagione, anche ora che l’autunno diffonde i suoi colori tra le vie ed i palazzi. Verona invita al passeggio calmo e sereno, col passo armonico ed attento. Il cuore é in ascolto e l’anima in evoluzione all’apparire di Piazza delle Erbe, quel piccolo e raccolto angolo di mercato ai piedi di palazzi decorati da balconi fioriti. E ti siedi ad un caffé, al tepore del sole, ad ascoltare la varietà di lingue straniere, gli accenti linguistici vicini e lontani, rigiri il cucchiaino nella tazzina candida e lasci andare i pensieri e le emozioni.
Il mercato è là e non puoi fare a meno di addentrarti tra i banchi della piazza a curiosare, scrutare, cercare l’oggetto, l’indumento, la maschera che ti ispira in quel momento, mentre il profumo delle caldarroste annuncia l’arrivo di Novembre e l’ora di tornare.
Ottobre 2023
Le filastrocche sono rari e preziosi scritti in rima e paiono tanto delle belle canzoni da canticchiare in ogni momento. Mi sono sempre piaciute e sempre mi piaceranno, ricordi di bambina, giochi di parole, a volte inventate, a volte no, con rima o senza, immagini dipinte da vocali e consonanti che si rincorrono con ritmo nelle pagine bianche da colorare come la nostra anima.

” È venuta a trovarmi sta mattina
dell’autunno la prima fogliolina,
ha detto: “Nonna ti son venuta a salutare
ora son libera e voglio un po’ viaggiare.
Prendo il primo vento di passaggio
e vado a visitare un bel villaggio.
Assieme alle mie care sorelline
scavalcheremo fiumi e poi colline,
danzeremo nell’ aria come uccelli,
come barche navigheremo sui ruscelli.
Sai che divertimento e che risate,
arriveremo tutte scompigliate
e giocheremo anche ad acchiappino
lungo i viali e dentro ogni giardino.
Magari passeremo il lungo inverno
a sonnecchiare fra due fogli di quaderno
e lì, felici e mezze addormentate,
racconteremo ai bimbi delle fate,
di gnomi, di folletti, di elfi e streghe
degli stivali delle sette leghe,
e della Nonna Gnoma tanto cara
che di carezze e abbracci mai è avara.”
Dette queste parole se n’è andata
volando dalla porta spalancata,
io le ho donato un goccio di magia,
se la trovate bimbi, non la gettate via.”
-NONNA GNOMA-Copyright
Settembre 2023
“Cerco nei libri la lettera, anche solo la frase che è stata scritta per me e che perciò sottolineo, ricopio, estraggo e porto via. Non mi basta che il libro sia avvincente, celebrato, né che sia un classico: se non sono anch’io un pezzo dell’idiota di Dostoevskij, la mia lettura è vana. Perché il libro, anche il sacro, appartiene a chi lo legge e non per il diritto ottenuto con l’acquisto. Perché ogni lettore pretende che in un rotolo di libro ci sia qualcosa scritto su di lui».
Erri de Luca, “Alzaia”.
Agosto 2023
Libri per l’Estate…fin ora

La vita va vissuta attimo per attimo, come gustarsi il caffè a sorsi, finché é caldo. Il passato non si può cambiare ed il futuro é incerto…così, le occasioni non vanno sprecate. Questo é il messaggio che ho recepito. La semplicità dei pensieri e della scrittura rende meno pesante l’argomento, l’atmosfera di questo bar speciale é surreale, il tempo si ferma e noi con lui. Grazie Toshikazu.
“ Hirahi diceva sempre che Kotake aveva il dono di saper vivere felice, e in effetti un attimo prima sembrava depressa, e invece adesso fissava Kotake con occhi grandi e luccicanti. Guardandola negli occhi, Kotake provò un senso di straordinaria serenità.”
“L’acqua cade dall’alto al basso, é la forza di gravità. Anche le emozioni forse agiscono secondo la stessa legge. Di fronte a una persona con cui si ha un legame profondo e a cui si sono rivelati i propri sentimenti, è difficile mentire e lasciar perdere. La verità vuole uscire a tutti i costi, soprattutto quando si cerca di occultare la tristezza o la fragilità. È molto più facile nascondere la tristezza ha un estraneo, o a qualcuno di cui non ci si fida. “
“ Quando compare negli haiku la cicala higurashi denota sempre la stagione autunnale. L’allusione evoca un frinire di fine estate, ma in realtà il suo verso si può sentire sin dai primi giorni della stagione calda. Tuttavia, per qualche strana ragione, mentre la Cicala bura e la min min fanno pensare al sole cocente, alla piena estate e alle giornate torride il verso della higurashi riporta alle sere di fine agosto. Quando il sole cala e le foschie si addensano, il cri cri della higurashi in un umore malinconico che mette voglia di chiudersi in casa.”
“… cercava di rispondere alla crudele domanda della figlia: perché sei felice?
Tuo padre non è andato in quella scatola perché lo voleva. C’era una ragione. Doveva andarci. Se tuo padre ci potesse vedere dalla sua scatola e ti vedesse piangere ogni giorno, cosa credi che penserebbe? Secondo me diventerebbe triste. Non credi che sarebbe doloroso per lui vedere lo sguardo infelice di una persona che amava ? Allora che ne dici di sorridere ogni giorno, in modo che anche tuo padre possa sorridere dalla sua scatola ? I nostri sorrisi gli permettono di sorridere. La nostra felicità permette a tuo padre di essere felice nella sua scatola.”

In questo romanzo, Manzini é particolarmente focalizzato sulla realtà sociale attuale ed alcuni passaggi…Rocco e la sua vena di malinconia…che si allontana solo per qualche momento di felicità.
“…Rocco disse : Negare il passato, oppure stendere una mano di bianco a coprire, giustificare le scelte dovute alla giovane età o all’ingenuità del momento. Non prendersi le responsabilità significa restare dei bambini virgola non crescere mai, significa poter sempre andare da un padre dire: non era colpa mia virgola non volevo! Sei stato un assassino? Hai violentato due donne in una villa del Circeo ? E va bene, era l’età! Due Padre nostro e un’Ave Maria e non è mai successo. Sto cazzo ti scordi. Tienilo ben presente, invece perché è da lì che nasce tutto e chi dimentica, Pietro, è colpevole, anche se non ha mai fatto del male ad una mosca.”
“Poteva ritenersi soddisfatto li aveva visti i leoni, liberi, in natura. Ne aveva percepito l’odore selvatico anche a distanza e per qualche secondo lo sguardo di una delle femmine aveva incrociato il suo. Gli si era scavato un buco nello stomaco perché gli occhi della leonessa erano specchi in cui guardarsi. E provare vergogna per se stessi. Ma era stato felice, per la prima volta dopo tanti anni era stato felice punto e se lo ripeteva mentre la macchina riportava il gruppo all’accampamento. “
31 Luglio 2023
“ Sei il mio ‘niente’
quando la gente mi incontra
con lo sguardo perduto e mi chiede:
a cosa stai pendando? “
Pablo Neruda

11 Luglio 2023

…E qualcos’altro la elevava: teneva sul tavolo un libro aperto. In quel bar nessuno aveva mai aperto un libro sul tavolo. Un libro era per Tereza il segno di riconoscimento di una fratellanza segreta. Contro il mondo della volgarità che la circondava, essa aveva infatti un’unica difesa: i libri che prendeva in prestito alla biblioteca comunale…“ —
L’insostenibile leggerezza dell’essere
Milan Kundera
Giugno 2023
Una versione romantica dal latino che prende spunto dalla natura, come piace a me.

22 Maggio
In questa rara giornata di sole …i miei fiori preferiti
Queste fragili macchie rosse, queste lacrime di vita che nessuno provoca e che crescono, tuttavia, imprevedibili, nel bel mezzo dei campi
(Christian Bobin)


19 Marzo 2023

Se c’é qualcuno che sa scorticare l’anima per bene, direi, assolutamente Niccolò, under my opinion . Ti fa anche del male fisico con certe sue descrizioni, apparentemente innocue, concretamente cattive. E te ne stai lì tra lo sgomento e l’incredulo, cercando una scappatoia letteraria, una farsa stilistica, uno scherzo messo a punto dallo scrittore, ed invece é la realtà nuda e cruda che naviga tra le righe. E tu, naufrago tra i flutti, rimani aggrappato alla tua piccola scialuppa di convinzioni e verità, emozione e ragione, fede e magia, mentre la corrente ti allontana dalla riva e dalla lucidità. Poi, eccole, le descrizioni liriche e commoventi, le mani salvifiche di Niccolò che ti prendono per la camicia e ti trascinano a bordo della salvezza letteraria: la poesia.
Ecco alcuni tratti:
” Ma non ne sono così certo. Le storie, quelle importanti, quelle che cambiano i destini, sono fiumi impetuosi, difficili da imbrigliare. Tu gli metti un ostacolo e loro deviano, trovano un’altra via per fluire. E a me piace che questa storia inizi con un urlo di dolore.”
“Folate di vento secco e tiepido flettono gli oleandri che coprono di verde la collina…il cielo é terso, segnato da strati di nubi sottili che si susseguono fino all’orizzonte dove si mischiano con il blu dell’Egeo…”
09 Marzo 2023
Buon compleanno papà
Tra alba e tramonto scorre il fiume placido e calmo mentre la luna romantica accompagna il silenzio della notte cristallina. E tu, papà guardi e ascolti la vita da lassú infondendomi la saggezza di cui ho bisogno e la gentilezza d’animo che sempre di ha contraddistinto. Grazie.





24 Febbraio 2022 – 24 Febbraio 2023 Ucraina

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Uomo del mio Tempo – Salvatore Quasimodo 1946
Febbraio 2022
Tra nebbia e gelo, sole ed azzurro, buio e luce, la galaverna ricama sapientemente natura ed anime

12 Gennaio 2023
Dal mio balcone e dai giardini
𝒞𝑜𝓂𝑒 𝓈𝒾 𝒻𝒶 𝒷𝒾𝒶𝓃𝒸𝑜 𝓁’ 𝑒𝓁𝓁𝑒𝒷𝑜𝓇𝑜 𝒶𝓁 𝒸𝒽𝒾𝒶𝓇𝑜𝓇𝑒 𝒹𝒾 𝑔𝑒𝓃𝓃𝒶𝒾𝑜.
𝒞𝑜𝓇𝑜𝓁𝓁𝑒 𝒹𝒾 𝓃𝑒𝓋𝑒 𝓈𝒾 𝑒𝓁𝑒𝓋𝒶𝓃𝑜 𝓋𝑒𝓇𝓈𝑜 𝓁’𝒶𝓏𝓏𝓊𝓇𝓇𝑜.
𝐸𝒹 é 𝓁𝒶 𝓋𝒾𝓉𝒶 𝒹’𝒾𝓃𝓋𝑒𝓇𝓃𝑜.
𝐹𝐵 ♡


11 Dicembre 2022

09 Dicembre 2022

Mattina di dicembre
Alzarsi la mattina ancora ovattati di sonno e sogni, sorseggiare il caffè guardando fuori i fiori invernali sul balcone mentre il cielo snocciola nubi e pioggia è armonia natalizia per me. Quella sensazione anzi sentimento di gratitudine verso il creato. Riaprire le scatole degli addobbi, quelli scelti anni or sono, con amore e parsimonia é riaprire il cuore delle cose certe, indissolubili, infinite e rincuoranti. Il passato rivive nei gesti, nella musica in sottofondo, nell’adornare l’albero ed i pensieri. Adornarli di gioia e speranza guardando al futuro perpetrando quello stato d’animo nonostante tutto.
FB

28 Novembre 2022

2 Novembre 2022

11 OTTOBRE 2022
Dedalo di luna
Luna d’ottobre appari magnifica e lucente
In queste sere, quasi estive,
sospese tra estate ed inverno, tra amore e non amore,
tra silenzio e silenzio .
L’inquietudine torna, una notte senza stelle,
una notte senza.
E tu, incantevole astro,
domini le maree, determini la natura, attrai i miei occhi e la mia anima, avvolgimi nel tuo chiarore e dissipa il dedalo d’autunno.
𝙵𝙱 ♡

Settembre 2022

Settembre 2022


LE OTTO MONTAGNE – PAOLO COGNETTI
Uno dei miei libri dell’Estate, e chissà perché, io che amo il mare ed il suo infinito, ho scelto questo libro che narra di montagna. Lo avevo già fatto tempo fa, avevo scelto “Stagioni” di Mario Rigoni Stern, le cui preziose parole sono in giro per questa pagina. E forse ho capito il perché. Cercavo qualcuno che cogliesse lo spirito della natura come faccio io, qualcuno che descrive con dolcezza, amarezza o felicità ciò che gli occhi ammirano, ciò che l’anima ascolta, percepisce da un profumo, un rumore, una visione, l’erba, il bosco, la montagna, il ruscello, le sfumature del giorno e della notte. Cercavo qualcuno che amasse la natura come l’ amo io, qualcuno che si sente in armonia o disarmonia con essa in base ai propri stati d’animo. E sono felice di aver letto questo libro. Ho cominciato a sottolineare i passaggi descrittivi, le emozioni e…mi sono accorta che stavo sottolineando tutto il libro…quindi…ho smesso. lo rileggerò sicuramente. Grazie Paolo.
Vi lascio un cenno…altrimenti vi riporto tutte le pagine e poi…chi vi sente! Leggetelo, punto.
” Il vallone di Grana a metà Novembre era bruciato dalla siccità e dal gelo. Aveva il colore dell’ocra, della sabbia, della terracotta, come se nei pascoli un incendio fosse già passato e spento. Nel bosco divampava ancora sui fianchi della montagna, le fiamme d’oro e di bronzo dei larici illuminavano il verde cupo degli alberi, e ad alzare gli occhi al cielo, scaldavano l’anima.”

Fedro – favole
Nel sistemare lo scaffale sopra il mio letto, ritrovo questo libricino azzurro, leggero nella copertina ma consistente nel valore e significato, e così, come sempre, interrompo il fare e concedo il tempo al sapere e al ricordo . Mi siedo sul letto con le gambe incrociate e lo sfoglio e rileggo le mie favole preferite. Mi ricordo che già all’asilo, le maestre proiettavano i disegni delle favole ed io, adoravo quei momenti e non ho la certezza se, per le immagini o per le parole. Sicuramente, o le une o le altre, o tutte e due insieme, hanno lasciato il segno dentro di me, in positivo, sempre. Troverete qualche favola qua e là in giro per questa pagina. Una piccola caccia al tesoro.
Prologo
Responsabile, Esopo: è roba sua.
Io l’ho limata un pò coi miei senari. Virtù doppia ha il libretto, che fa ridere, e che è sapiente, utile alla vita. Se qualcuno volesse cavillare perché qui parlano alberi e non solo bestie feroci, si ricordi dunque che è un gioco di poesia, di fantasia.
“A un solo rivo vennero, l’agnello e il lupo, spinti dalla sete.
In alto, stava in lupo, molto in basso l’agnello. Quando al bandito, e trovo da litigare .
“ Perché mi sprechi l’acqua mentre bevo?
e quel lanuto, timido: “ti prego, non posso fare ciò che mi lamenti lupo: viene da te l’acqua ai miei sorsi.”
Il vero lo respinge, ha la sua forza.
“Sei mesi orsono hai sparlato di me.” E l’agnello risponde:” io? non ero nato”.
“Ma tuo padre, per Dio, sparla di me “ e strappa: eppure aveva torto.
Fu scritto per chi schiaccia l’innocente e la ragione se la inventa lui .
31/07/2022

Giorni di luglio di Herman Hesse
Rileggo questo autore, a me caro, nel periodo scolastico. Ed ora capisco perché e chi mi ha ispirato. Il moto dell’animo, così unito ai moti della natura, il temporale é l’animo di Paul. L’animo di Paul é il temporale. L’uno dentro l’altro. Ed è così per me, sempre, anche ora, in età adulta, in età matura, i miei moti interiori, mai si placano, mai si placheranno.
“L’ afa regnava sulla radura alto e stridulo era il canto dei grilli, più dolce e sommesso quello degli uccelli nel boschetto. Che cosa stupenda guardare il cielo incandescente stando sdraiato in quest’angolo remoto tutto pervaso di profumi e suoni e bagliori di luci, o tendere l’orecchio al fruscio degli alberi scuri dietro le spalle, stirarsi a occhi chiusi e avvertire in tutto il corpo quel senso di caldo, profondo benessere.
“Ciò che in campagna é naturale, come il silenzio della notte, è pur sempre, per chi abita in città, un nuovo miracolo. Chi se ne allontana e fa sosta in un podere o in una fattoria, rimanendo la prima sera alla finestra o coricato sul letto, avvolto da questo silenzio come da un’aura di quiete e da un incanto familiare antico quasi fosse giunto più vicino alla verità all’essenza della vita e avvertisse un alito del divino assoluto. E denso di suoni, ma sono suoni notturni e oscuri attenuati e misteriosi, mentre in città i rumori della notte si distinguono a malapena da quelli del giorno. E il canto delle rane, lo stormire degli alberi, il mormorio del torrente, il volo di un uccello notturno, di un pipistrello.”
“L’aria ancora calda giungeva a ondate regolari e quasi trasognate in un’afa impalpabile. Il cielo scintillava, fin dove l’occhio poteva spaziare, rorido dei suoi astri, indorato a tratti da febbrili venature di lampi sullo sfondo completamente buio dei monti. Le piante emanavano un profumo intenso e dolce, e il gelsomino bianco dava nell’oscurità pallidi guizzi di luce. “


24 Luglio 2022
La quieta, la dolcezza, il tepore, la delicatezza di Giorgio Bassani sono racchiuse tra le righe di questi racconti, Ed é sempre un piacere per me leggere e rileggere i suoi scritti. Mi donano conforto e serenità, quel placido senso di pace che solo le cittadine di provincia sanno esprimere. Quel legame sincero con la campagna, con lo spazio naturale che si muove, vive e racconta di sé, lontano dal caos frenetico e poco digestivo dei grandi centri, rendono Ferrara e le altre, sicuri porti in cui rifugiarsi ogni tanto.
” 5 Storie ferraresi ” di Giorgio Bassani
“ Via Salinguerra e una stradetta secondaria dall’andamento irregolare e dal ciottolato mezzo ricoperto d’erba, che comincia da un vasto piazzale sbilenco, frutto di un’antica demolizione, e che termina ai piedi dei bastioni comunali, non molto lontano da porta San Giorgio. Siamo ancora in citta: bastano ad attestarlo le case per lo più povere è di modeste proporzioni, ma tutte vecchie di tre o quattro secoli, che fiancheggiano la Via da ambo i lati. Eppure, a percorrerla anche oggi, il tipo di silenzio dal quale si è circondati ( le campane delle chiese di Ferrara ascoltate di qui, hanno un timbro diverso, come sperduto ), e l’odore di letame, di terra rata, disinstalla, che rivela la vicinanza di grandi orti segreti: tutto contribuisce a dare l’impressione che ci si trovi già fuori della cerchia delle mura urbane, in piena campagna.”
“ Raccontava, e rideva. Sebbene non si rivolgesse a nessuna delle due donne in particolare, i suoi sguardi non cercavano che quelli di Lidia. L’attenzione, il consenso, era da lei che li pretendeva. E lei, mentre osservava l’uomo che le stava dinanzi, aveva una testa molto grossa: proporzionata al tronco robusto, certo, ma non alla statura; e soprattutto, in mostra sopra la tovaglia, le sue grandi mani ossute, incastrate con forza una dentro l’altra, sentiva che almeno in questo non poteva fare a meno di accontentarlo. Fronteggiandolo con amabilità contegnosa, conversava composto, calma, e insieme, in qualche modo, già sottomessa.”
“ A destra, in ombra a guisa di quinta, si staglia lo sperone del teatro comunale, mentre la luce, che è quella tipica di un dorato crepuscolo primaverile emiliano, converge interamente sul lato sinistro dell’immagine. La luce diurna è noia, duro sonno dello spirito, “noiosa ilarità” come dice il poeta. Ma fate che scenda alla fine l’ora del crepuscolo, l’ora ugualmente intrisa di ombra e di luce di un calmo crepuscolo di maggio: ed ecco che cose e persone, che dianzi vi erano apparse del tutto normali, indifferenti, può succedere che ha un tratto vi si mostrino per quelle che sono veramente, può succedere che ad un tratto vi parlino e sarà, in quel punto, come se foste colpiti dalla Folgore, per la prima volta di se stesse e di voi. “
Giorgio Bassani
07/07/2022

“ Ritratto di signora” di Henry James
Sebbene di maniera così descrittiva nei particolari, questo romanzo ha saputo accendere in me, soprattutto nella parte finale, quella commozione intensa che, pochi altri scrittori hanno suscitato. Belle, delicate, curate e così vive le descrizioni dei personaggi, degli interni e soprattutto degli stati d’animo.
Ogni personaggio è vivo, così presente nella mia mente, James è davvero incisivo. Brava anche la regista Champion, ha saputo cogliere gli attimi più suggestivi. Cinema e letteratura, un bel connubio, questa volta. Under my opinion.
Ecco alcuni passaggi a me cari:
“ L’occorrente per la festicciola era stato disposto sul prato di una vecchia casa di campagna inglese, in quello che chiamerei il culmine perfetto di uno splendido pomeriggio d’estate. parte di esso era già trascorsa, ma molto ancora ne rimaneva, e quello che rimaneva era della qualità più bella e più rara. il crepuscolo vero e proprio non sarebbe sceso che fra qualche ora, ma la piena della luce estiva cominciava a calare, l’aria si era fatta più mite, le ombre erano lunghe sul liscio, folto tappeto erboso
“ Dipende da come si guardano le cose, rispose Isabel, con molto spirito. Io non sono più giovanissima, posso fare quello che voglio, appartengo ad una classe indipendente. Non ho più né padre né madre, sono povera e di carattere serio. Non sono bella, non sono tenuta perciò ad essere timida e convenzionale, non posso davvero permettermi questi lussi. Inoltre, cerco di giudicare le cose da me, giudicare male, è più onorevole, mi sembra, che non giudicare affatto. Non voglio essere semplicemente una pecora del gregge, voglio scegliere il mio destino e sapere qualcosa della vita… più di quanto la gente ritiene che sia conveniente farmi sapere.”
“ No, non ne ho la minima idea e trovo che è molto piacevole non saperlo. una carrozza tirata da quattro cavalli, che vola rumorosamente in una notte, per strade che non si vedono… ecco la mia idea della felicità.”


“Se ci incontriamo
il mio volto nascondo;
eppur tu sei
l’amor che senza tregua
desidero vedere”
Anonimo Giapponese
13/06/2022

04/06/2022
𝐿’𝒾𝓃𝓉𝒶𝓃𝓉𝑜 è 𝓆𝓊𝑒𝓁 𝓉𝑒𝓂𝓅𝑜 𝓈𝑜𝓈𝓅𝑒𝓈𝑜, 𝓁𝒶 𝓅𝒶𝓇𝑒𝓃𝓉𝑒𝓈𝒾 𝓅𝓇𝑜𝓁𝓊𝓃𝑔𝒶𝓉𝒶 𝒹𝒾 𝓊𝓃 𝓂𝑜𝓂𝑒𝓃𝓉𝑜 𝒸𝒽𝑒 𝓈𝓉𝒶 𝓅𝑒𝓇 𝒶𝒸𝒸𝒶𝒹𝑒𝓇𝑒 𝓂𝒶 𝓃𝑜𝓃 𝒶𝒸𝒸𝒶𝒹𝑒, 𝓊𝓃 𝓅𝑒𝓇𝑒𝓃𝓃𝑒 𝓆𝓊𝒶𝓇𝓉𝑜 𝒹𝒾 𝓁𝓊𝓃𝒶 𝓃𝑒𝓁𝓁𝒶 𝓈𝑒𝓇𝒶 𝓅𝓇𝒾𝓂𝒶𝓋𝑒𝓇𝒾𝓁𝑒 𝒹𝑒𝒾 𝓃𝑜𝓃 𝓈𝑜. 𝐹𝐵 ♡

FAVOLA DI FEDRO
Il costo della vanità
Per i vanitosi, i falsi complimenti sono la loro gioia, poi si pentono, ma quando è tardi e la figura è fatta.
Il corvo si piazzo su un alto albero con l’intenzione di mangiarsi il cacio rubato un davanzale. Lo vide la volpe virgola e quindi comincio a parlare: oh che luce hanno le tue piume corvo e che figura virgola che bel volto. Avessi voce, saresti il primo degli uccelli. Lui volle che sentisse anche la voce, Apri la grande bocca, lascio il calcio virgola e fu svelta la volpe traditrice ad afferrarlo con i denti a Bari. E finalmente si in tristi quella beffata stupefazione. Ciò mostra quanto può la fantasia. ma di più, sempre, la forza e saggezza
25|05|2022
𝒩𝑜 𝓁𝑜𝓋𝑒 𝒾𝓈 𝒾𝓂𝓅𝑜𝓈𝓈𝒾𝒷𝓁𝑒, 𝓃𝑜𝓉 𝑒𝓋𝑒𝓃 𝒷𝑒𝓉𝓌𝑒𝑒𝓃 𝓉𝓌𝑜 𝒹𝒾𝒻𝒻𝑒𝓇𝑒𝓃𝓉 𝓈𝑜𝓊𝓁𝓈♡

16/05/2022
CONTRASTO D’ANIMA – BODY AND TEARS

Io quando esprimo i miei desideri soffiando sul fiore o sfogliando una margherita ci credo veramente …e dentro di me ho quella certezza infantile che quel desiderio si avveri…e quando la realtà si palesa in tutta la sua solare chiarezza…quando il muro si alza, la porta si chiude, le parole tacciono e le risposte non arrivano, qualcosa si frantuma dentro ed i piccoli frammenti di cuore raggiungono la gola uno ad uno e si fermano tutti lì e le lacrime scendono anche se non voglio.
” Tu chiamale, se vuoi, emozioni”
FAVOLA DI FEDRO
“Avidità di cane chi pretende l’altrui perde ed è giusto, il suo.
Mentre il cane nuotava lungo il fiume con la con la carne fra i denti, nello specchio delle acque chiare vide la sua immagine, pensa che fosse un altro cane e un’altra preda e tento di prenderla, da un morso, ma fu tradita quella vita, il cibo che teneva lo perdette, senza toccare quello a cui tendeva.”
26/03/2022
Le lettere d’amore sono sempre le fonti cristalline a cui attingere serenità, sicurezza, reale bisogno di affondare le dita tra le righe dell’amore a distanza, reso vicino grazie alla corrispondenza.


16/03/2022

“C’è una sola Roma in tutto il mondo ed io mi trovo come un pesce nell’acqua e nuoto come una palla vuota nel mercurio e in un altro liquido va a fondo. Nulla offusca l’atmosfera dei miei pensieri all’infuori del rammarico di non poter dividere coi
miei cari questa felicità. Il cielo è ora magnificamente sereno, così che Roma ha una leggera nebbia solo la mattina e la sera. Ma sui monti, ad Albano, Castello e Frascati, dove la settimana scorsa ho passato tre giorni, c’è sempre un’aria purissima. E una natura da studiare, questa! ” Wolfgang Goethe
Dal Viaggio in Italia, 1787, trad. Tornei, Officine Poligrafiche Italiane, ed., 1905, Roma.
06/03/2022
Anais Nin, una delle mie scrittrici preferite, diretta, a volte cruda nelle descrizioni, a volte appassionata, a volte fanciullesca, a volte saggia, a volte…unica nel suo genere.

” Poi giacque sul fianco toccandogli la bocca, come se la stesse modellando e rimodellando, come una cieca che vuol scoprire il taglio delle labbra, del naso, degli occhi, per accertarne la forma, per sentirne la pelle, che vuol scoprire la lunghezza e il volume dei capelli, la loro attaccatura dietro alle orecchie. Le sue dita lo toccavano leggere, poi divenivano frenetiche, premevano a fondo nella carne, fin quasi a fargli male, come per assicurarsi con violenza, della sua realtà…“
– Anaïs Nin –
FAVOLA DI FEDRO
La ricompensa del lupo
“chi chiede gratitudine ai malvagi sbaglia due volte. Aiuta chi non merita, e dopo non ne esce a buon mercato.
Il lupo inghiotti un osso e gli restò in gola. Il gran dolore lo ammansì e cominciò ad invogliare le bestie a risanarlo. Finalmente e non senza giuramento la gru si persuase e giù calando il lunghissimo collo in quelle fauci esegui la rischiosa operazione. Poi domandò il compenso pattuito. “Che ingrata” disse il lupo, mi hai sottratto dalla bocca la testa sana e salva, e mi vieni a parlare di parcelle.”
23/02/2022
Willam for ever


“
Amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l‘altro s‘allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai.
È la stella guida di ogni barca,
il cui valore è sconosciuto,
benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo,
pur se rosee labbra
e gote dovran cadere sotto la sua curva lama.
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.
Se questo è un errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
(William Shakespeare)
22/01/2022
Semplicemente amabile, dolce e potente, 𝓊𝓃𝒹𝑒𝓇 𝓂𝓎 𝑜𝓅𝒾𝓃𝒾𝑜𝓃 ♡
Sto qui che ti aspetto,
aspetto il tuo odore,
una tua sillaba eccitata,
e poi un’abbraccio, un senso di dolore che si scioglie, l’universo che rivela il suo rumore, simile a quello che fa un passero quando vola via.
Franco Arminio

FAVOLA DI FEDRO
Il Leone che ricorda
Un Leone, passeggiando, posò il piede su uno Spino virgola e subito no da un pastore e scodinzolando gli disse: non ti spaventare, vengo a supplicare il tuo aiuto virgola non ho bisogno di mangiare. Solleva la zampa la posi in grembo. Il pastore gli capo alla spina dalla zampa e il Leone tornò alla foresta. Più tardi quel pastore fu accusato di un delitto non commesso e condannata alle belve. Fu esposto nei primi spettacoli che si diedero. Le belve correvano qua e là è un Leone, proprio quello che era stato curato quella volta, lo riconobbe. E di nuovo sollevo la zampa e gliela porta in grembo punto quando il re seppe la cosa ordinò di risparmiare il Leone e di rimandare il buon pastore ai suoi genitori. Perché i potenti si ricordino delle buone azioni del passato

La Sicilia e le parole di Tomasi di Lampedusa, chiaro e limpido affresco di luoghi e persone, una perla della letteratura italiana da leggere più volte e cogliere i particolari. Questo libro é un’affresco in parole, 𝓊𝓃𝒹𝑒𝓇 𝓂𝓎 𝑜𝓅𝒾𝓃𝒾𝑜𝓃 ♡
“ …smunte cupole dalle curve incerte simili a seni svuotati di latte, si alzavano ancora più in alto ma erano essi, i conventi, a conferire alla città , la cupezza sua ed il suo carattere, il suo decoro e insieme il senso di morte che neppure la frenetica luce siciliana riusciva mai a disperdere.”
“…nel vecchio porto peschereccio, le barche semiputride dondolavano con l’aspetto desolato dei cani rognosi…”
“…intorno ondeggiava la campagna funerea, gialla di stoppie, nera di restucce bruciate; il lamento delle cicale riempiva il cielo; era come il rantolo della Sicilia arsa, che, alla fine di Agosto aspetta invano la pioggia…”
“…l’estate di San Martino che é la vera stagione di voluttà in Sicilia: temperia luminosa e azzurra, vasi di mitezza nell’andamento lento aspro delle stagioni, che con la nudezza persuade e travia i sensi mentre con il tepore invita alle nudità segrete. L’architettura, la decorazione stessa Rococò, le loro curve impreviste, evocavano anche distese e seni eretti; l’aprirsi di ogni portale frusciava come una cortina d’alcova…”

13/01/2022
TU SEI PER LA MIA MENTE
Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita.
Come piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra
che conduce un avaro, per accumular ricchezza.
Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo,
roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te
poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.
Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo,
subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere,
se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,
di tutto ghiotto e d’ogni cosa privo.
William Shakespeare
𝕮𝖔𝖑𝖚𝖎 𝖈𝖍𝖊 𝖉𝖎𝖕𝖎𝖓𝖌𝖊 𝖉𝖎 𝖕𝖆𝖘𝖘𝖎𝖔𝖓𝖊 𝖑𝖆 𝖘𝖈𝖗𝖎𝖙𝖙𝖚𝖗𝖆…𝖚𝖓𝖉𝖊𝖗 𝖒𝖞 𝖔𝖕𝖎𝖓𝖎𝖔𝖓
FAVOLA DI FEDRO
L’ambizione di una rana
Imitando il potente, muore il povero e la rana in un Prato scopri il bue. Invidia di grandezza la tocco, rigonfio la sua pelle tutta rughe. Poi chiese ai figli se era lei più larga di quel voi: le risposero di no punto la pelle ancora con pena stiro virgola e si informò dai figli come prima chi era più grande virgola e rivissero il bue fu l’ultimo suo sdegno. Fu uno sforzo di volontà: si ruppe e così giacque
20 Dicembre 2021
Da “Neve” – Maxence Fermine
La neve secondo Yuko:
” E’ bianca. Dunque é una poesia. Una poesia di una grande purezza.
Congela la natura e la protegge. Dunque é una vernice. La più delicata vernice dell’inverno.
Si trasforma continuamente. Dunque é una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve.
E’ sdrucciolevole. Dunque é una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo.
Si muta in acqua. Dunque é una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche.”










FAVOLA DI FEDRO
Il bene e il male. Non far del male. Ma chi a te ne fa, lo punirai per la sua stessa legge.
La volpe invitò a pranzo alla cicogna e le servi dentro una bassa ciotola un brodetto, che quella, con la fame che aveva, neanche nei senti il sapore. Poi fu lei l’invitata. C’era un cibo ben tritato servito in una fiasca e la cicogna vi calava il becco si riempiva la pancia e torturava l’ospite con la fame. Quando quella, leccò, invano il collo della fiasca, la redarguì l’uccello migratore:” l’esempio è tuo, sopporta, sii civile.”
05/12/21
Amore Puro per la montagna. Erri De Luca incontra Nives Meroi, un’alpinista delle montagne massime, di Himalaya e Karakorum. Colei che cammina tra le stelle, rispetta la montagna e la natura. Un libro illuminante, delicato, sincero e diretto, senza fronzoli, Nives, Erri e la Montagna.
Da: Sulle tracce di Nives di Erri De Luca:
Nives mi ha raccontato di una visione. Scalava di notte a lume della lampada frontale. In Himalaya, spesso ci si muove col buio, partendo prima dell’alba dalla tenda. Nives si trovava già sopra i settemila metri, ha guardato in basso e le é sembrato di vedere le luci di una città. ” E quelle? Da dove spuntano? Non c’é nessun centro abitato là sotto.” Ci ha messo un po’ di fiato e di sbirciate per accorgersi che erano stelle, più basse di lei sull’orizzonte. ” Stelle! Avevo sotto i piedi stelle a grappoli.”
Marina Cvetaeva, poeta russa, ha scritto : ” Solo in cima all’entusiasmo l’essere umano vede il mondo esattamente”. A Nives é arrivato quel colpo di entusiasmo quando ha visto le stelle in mezzo ai piedi. E la salita fu più leggera. Non sono speciali gli alpinisti, ma il loro ambiente sì. Non solo perché il vuoto fa il vuoto, e non c’é gente introno, ma perché le alte quote sono un posto in cui si é di passaggio, senza diritto di residenza. A quelle altezze non spunta desiderio di possedere, nessun istinto di proprietà dove comincia la zona di sopravvivenza. Salgo alle montagne per approfondire la mia estraneità, ribadire che sono precario e di passaggio. Dentro questa evidenza fisica mi procuro felicità improvvise come quella di Nives coi piedi tra le stelle.”
…il vento in alta quota è il padrone del tempo…vedi le bandierine appese, gli stracci messi a sventolare nei villaggi alti, sui valichi, le cime? Servono a tenere compagnia al vento, qui le chiamano “awa”, nome di sole vocali: la stoffa sventolata aggiunge le consonanti al vento. Non l’ho inventata io l’intimità del vento.
…in montagna la terra si spalanca alla pioggia, alla grandine, alla neve, le montagne applaudono i fulmini con scariche di sassi. I ghiaioni che stanno alla base delle Dolomiti sono un mare di applausi, di roccia, spellata, bianca confetto, un calcare di nozze.
…noi andiamo su senza ossigeno e senza portatori di alta quota, é il nostro modo di stare lassù senza togliere un grammo di peso dalle nostre spalle. Cerchiamo di passare il più pulito possibile sopra la montagna, compreso lo scrupolo di non lasciare niente in parete, e riportare a valle fino all’ultima scatoletta. Non lasciamo rifiuti. Ci sono spedizioni che dicono di andare senza ossigeno, ma se lo portano come dotazione di emergenza. Noi no, non é nel nostro bagaglio.
…La montagna é per me un luogo deserto dove si vede il mondo com’era senza di noi e come sarà dopo. Mi affaccio sul deserto. Quassù in Himalaya mancano pure gli animali, non vola un’ala in aria, non c’é un orma sulla neve. Ci vengo perché qui si approfondisce il sentimento di essere estraneo, un’intruso del mondo. Qui, noi non possiamo asservirlo, non possiamo estrarre materie prime, passare un aratro per la semina, possiamo solo togliergli un po’ di neve da squagliare e bere. Quassù infiliamo guanti, strati, il mondo non si lascia toccare. Serve al comportamento la lezione di essere respinti.
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27/11/21
La potenza delle parole evoca immagini limpide. Da “Poesie d’ amore e vita ” Pablo Neruda
” Perché l’amore, mentre la vita ci incalza é semplicemente un’onda alta tra le onde ” Incipit
XII
Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.
E’ in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.

FAVOLA DI FEDRO
Perdonare e non dimenticare
Se uno ti ha fatto del male una volta, non ti devi fidare del tutto mai più: ciò che mostra la seguente favola.
Un serpente aveva preso l’abitudine di andare in casa di un poveretto, presso la tavola, al tepore, si nutriva delle briciole. Dopo qualche tempo quello divenne ricco, e cominciò ad avercela col serpente, e finì per ferirlo con la scure. Passo tempo ancora e torno a poveraccio. Allora capì che la sorte sua dipendeva dal serpente e che per lui era diventato ricco, prima di dilaniarli. E andò a supplicarlo che perdonassi il suo errore. Se della tua colpa sei pentito ti perdono, rispose, ma quella che si dice la fiducia non l’avrò finché la ferita non si sia rimarginata. Bisogna che mi vendichi di quella scure traditora.
21/11/21
La Bellezza in parole. Estetica e passione . Corpo e anima . Spirito e carne . Armonia ellenica e Romanticismo. Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wild
” Lo studio era pieno dell’odore intenso delle rose, e quando la brezza estiva passava tra gli alberi del giardino, penetrava dalla porta aperta il profumo pesante del glicine o la fragranza più delicata del biancospono. Dall’angolo del divano di cuscini persiani sul quale stava disteso, fumando, com’era suo costume, innumerevoli sigarette, Lord Henry Wotton poteva appena scorgere lo splendore dei fiori di citiso, che la dolcezza e il colore del miele. I ramoscelli gracili sembravano quasi incapaci di reggere il peso di tanta fiammeggiante bellezza….”
“…ebbi improvvisamente la coscienza che qualcuno mi stava guardando. Mi voltai e vidi Dorian Gray per la prima volta. Mi prese una curiosa sensazione di terrore. Sapevo di trovarmi faccia a faccia con uno la cui personalità era talmente affascinante che, se lo lasciavo fare, avrebbe assorbito la mia natura tutta intera, la mia anima tutta intera e perfino la mia arte….”
“…egli traccia per me, inconsciamente, le linee di una nuova scuola, una scuola che dovrà avere in sé tutta la passione dello spirito romantico e tutta la perfezione dello spirito ellenico. L’armonia tra il corpo e l’anima…”
“…allora Harry, ho la sensazione di aver dato l’anima mia a qualcuno che la tratta come se fosse un fiore da mettere all’occhiello, una decorazione che lusinga la sua vanità, un ornamento per una giornata d’estate…”
“…cedere ad una tentazione é l’unico modo di liberarsene. Se si resiste, l’anima si ammala di bramosia delle cose che ha vietato a se stessa, di desiderio di ciò che le sue leggi mostruose hanno reso mostruoso ed illegale…”
“…il vero segreto della vita é la ricerca della bellezza…”
“…la vita non é una questione di nervi, di fibre, di cellule costruite lentamente nelle quali il pensiero si cela e la passione ha i suoi segreti. Tu puoi pensare di essere al sicuro e credere di essere forte. Ma una sfumatura di un colore vista per caso in una stanza oppure in un cielo mattutino, un profumo speciale che ti piacque un tempo e che porta seco ricordi delicati, un verso di una poesia dimenticata che torna a caderti sott’occhio, una cadenza di un pezzo di musica che da anni non suoni più, ti dico Dorian, che é da cose come queste che dipendono le nostre vite…”

FAVOLA DI FEDRO
Ciò che si è
Venne il Pavone da giunone, offeso perché lui non aveva avuto il dono del canto come invece l’usignolo, che, se cantava, tutti la ammiravano: lui se apriva la bocca lo deridevano.
La dea per consolarlo gli diceva: “ ma tu sei più avvenente, sei più grande, il tuo collo ha una luce di smeraldo, piume multicolori nella coda si incastonano di pietre preziose. “Ma la bellezza è muta: che mi serve se basta il suono ha vincervi? “ “Il destino ad ognuno dona il suo ruolo. Tu hai la bellezza, l’aquila la forza, dell’usignolo è la melodia, il corvo ha il dono della profezia, la cornacchia conosci tristi indizi, e ogni animale e pago del suo dono. Non aspirare a quello che non hai. Ne saresti deluso ed infelice.”
24 Ottobre 2021
Questo libro é coinvolgente, incalzante, diretto, crudo, divertente, dolce, a tratti poetico sfacciato con realismo, lettura veloce, ritmata con pochissima punteggiatura un dialogo aperto che fa riflettere ad ogni riga.
Qualche brano qua e là:
” In fondo al giardino c’é un capanno coperto di glicine lilla di fronte a quello, un pezzetto di terra con diversi tipi di erbe alte, che lei chiama il loro campo, da cui parte il lungo prato, i meli che lo costeggiano a sinistra sono il loro frutteto, il piccolo stagno che ha scavato Kofi é poco più di una pozzanghera, come gli dice sempre lei per prenderlo in giro…Bummi si siede comoda sul lettino e sorseggia la limonata che Kofi aveva appena fatto e le ha portato fuori. Vorrebbe che sua mamma fosse viva per godersi la sua nuova vita guardami adesso, mamma,
guardami adesso.”



Da ” I limoni ” Eugenio Montale 
12 Ottobre 2021
Questa poesia rende totalmente il piacere della sorpresa, quella che scalda il cuore e l’anima anche in Inverno
“…Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni,
le trombe d’oro della solarità.” da ” I limoni” E. Montale

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FAVOLA DI FEDRO
“La volpe che non perde
Una volpe costretta dalla fame, balzava nella Pergola alta mirando all’uva e non riuscì a toccarla. Andandosene via disse al suo cuore: “non è matura, acerba non la voglio”.
Chi minimizza ciò che non sa fare ripensi a questo apologo é per lui.”
Mary Shelley
“Il sole abbraccia la terra e i raggi di luna baciano il mare.
Ma a che vale tutto questo baciare se tu non baci me?”
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DA ” IO NON HO PAURA ” di Niccolò Ammaniti
” Mi sembrava di essere a mare. Lo sentivo. Solo che era un mare di ferro, un’oceano pigro di bulloni, viti e chiodi che lambiva la riva. Lente onde di ferraglia si rompevano in una pesante risacca che n ecoprivae scopriva i bordi. A quel suono si univano gli ululati e i guaiti disperati di un branco di cani, un coro lugubre e dissonante che non attenuava il fragore del ferro ma lo amplificava.
Ho guardato fuori dalla finestra. Una mietitrebbia avanzava sferragliando sul crinale di una collina bagnata dai raggi della luna. “
” I gatti quando catturano le lucertole ci giocano, ci giocano pure se la lucertola é tutta a perta e con le budella di fuori e senza coda – La inseguono calmi, si siedono e la colpiscono e ci si divertono fino a quando la lucertola non muore, e quando é morta, la toccano appena con la zampina, come se gli facesse schifo, e quella non muove più e allora la guardano e se ne vanno. “
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DA : ” LA PIANISTA” di Elfriede Jelinek
“….il suo stoppino, più luminoso di mille soli, splende su quella ratta rancida che é il suo sesso…”
” Lei ha affidato a qualcuno le chiavi del suo cuore prezioso, il raffinato ghiacciolo del suo spirito e può riprendersele in qualsiasi momento. “
” Il dolore stesso non é che la conseguenza del desiderio di provare piacere, di distruggere, di annientare e nella sua forma più alta, una forma di piacere . “
” L’ultiimo brandello di giorno si sbriciola come avanzo di torta tra dita maldestre. “
” Klemmer solcherà un gelido paesaggio invernale, dominato dall’intelletto. “
” Erika resta immobile e morta come un ramo marcio e spezzato che finisce miseramente i suoi giorni nell’erba inutile .”
“…ma nel suo animo ferito la tempesta brucia i pascoli ancora grassi.”
” Erika misura il fetido locale a grandi passi come trampoliere, raro nello zoo dei bisogni pù segreti. “
” Gli altri restano ad assistere , spettatori ignari di un’incidente provocato in definitiva dal desiderio, in una delle sue forme più sgradevoli. “
” Erika sente una minacciosa slavina di detriti accuminati rotolare verso di lei. “
” Erika riemerge oscenamente, il suo volto, il suo rossore malsano, é quello di una creatura che ha trovato il padrone.”
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Lampi nel cielo
Piccole ma intense frasi
a illuminare la via
” Creatività giorno e notte
come luce tra
le braccia delle tenebre “
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DA: ” IL VELO DIPINTO” – W. SOMERSET MAUGHAM
“ Lui la osservava senza un gesto e senza un moto del viso. Ascoltava attentamente e nessun mutamento di espressione indicava che ciò che lei diceva lo toccasse.
” Sai perché ti ho sposato? Perché volevi sposarti prima di tua sorella Doris “.Era vero, ma le fece un’effetto curioso rendersi conto che lui lo sapeva. La mosse a compassione; strano a dirsi, in quel momento di collera e paura, Walter accennò ad un sorriso.
” Su di te non mi facevo illusioni, disse. Sapevo che eri sciocca e frivola ed una testa vuota. Ma ti amavo. Sapevo che i tuoi ideali erano banali e volgari. Ma ti amavo. Sapevo che eri una persona di second’ordine, ma ti amavo. Sapevo come avevi paura dell’intelligenza e cercavo in tutti i modi di farti credere che ero sciocco come gli altri uomini di tua conoscenza. Sapevo che mi avevi sposato solo per convenienza. Non mi importava, ti amavo tanto. Molta gente, a quel che vedo, se é innamorata senza essere ricambiata, pensa di subire un torto. Si arrabbia, prova rancore. Io non ero così. Non ho mai preteso che tu mi amassi, non vedevo motivo perché tu dovevi amarmi, non mi ritenevo molto amabile. Cercavo di non annoiarti con il mio amore, sapevo di non potermelo permettere. Quello che i mariti pretendono come un diritto, io ero disposto a riceverlo come un favore. ” Kitty, abituata da tutta la vita ai complimenti, non si era mai sentita dire cose simili. Un’ira cieca le sorse nel cuore, scacciando la paura e sembrava soffocarla, il sangue le pulsava alle tempie.”
“Le sarebbe stato più facile affrontare la situazione se lui avesse dato in escandescenza. Avrebbe opposto violenza a violenza. La sua flemma era disumana ed essa ora l’odiò come non l’aveva mai odiato. “
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FAVOLA DI FEDRO
Miti e verità La leggenda di Issione sulla ruota vorticosa significa la sorte che sempre muta e non dà requie mai. Sisifo King contra la montagna ardua sfinge con pene il mese il suo macigno che dal vertice rotola e vanifica la sua fatica sempre, rappresenta la miseria dell’uomo senza fine. Tantalo sitibondo in mezzo al fiume e la baro cui beni della vita lambiscono ma non gli sa toccare. Le Danaidi che portano acqua sempre né colmano le giare perforate sono il lusso che mentre dona dissipa. E ti tiro che per nuove iugeri giace e il fegato ricresce alla sua piena mostra che più è la terra posseduta più pesante l’angoscia che ne viene. L’antico mondo non a caso a volte la verità di miti perché il Savio capisse e il primitivo equivocasse
Lampi nel cielo
Piccole ma intense frasi
a illuminare la via
” Ciò che molti non sanno
é che non importa dove vanno
i giorni, ma come e con chi
li trasformi in eterni
e piacevoli ricordi “
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DA ” NEVE” MAXENCE FERMINE:
” …e si amarono l’un l’altro sospesi s u un filo di neve.”
” Cos’é l a poesia ? ” domandò il monaco.
” E’ un mistero ineffabile”, rispose il monaco.
Un mattino, il rumore della brocca dell’acqua che si spacca fa germogliare nella testa una goccia di poesia, risveglia l’animo e gli conferisce la sua bellezza. E’ il momento di dire l’indicibile. E’ il momento di viaggiare senza muoversi. E’ il momento di diventare poeti. Non abbellire niente. Non parlare. Guardare e scrivere. Con poche parole. Diciassette sillabe. Un haiku. Un mattino ci si sveglia. E’ il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene.
Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere.”
“Il freddo é acuminato
Bacio un fiore di prugno
In sogno “
Haiku del maestro Soseki
” Lì dove viveva Yuko la neve era la poesia dell’inverno “.
La neve secondo Yuko:
” E’ bianca. Dunque é una poesia. Una poesia di una grande purezza.
Congela la natura e la protegge. Dunque é una vernice. La più delicata vernice dell’inverno.
Si trasforma continuamente. Dunque é una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve.
E’ sdrucciolevole. Dunque é una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo.
Si muta in acqua. Dunque é una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche.”
Haiku scritti da Yuko:
” Musica di neve
Grillo d’inverno
Sotto i miei passi “
” Neve limpida
Passerella di silenzio
E di bellezza “
” Era una funambula e la sua vita seguiva una sola linea . Retta. “
” In verità, il poeta, il vero poeta, possiede l’arte del funambolo. Scrivere é avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un’opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere é avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro.
Il diffcile non é elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non é neppure andare dritto su una linea continua e talvolta interrotta, da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l’ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, é rimanere costantemente su quel filo che é la scrittura, vivere ogni ora della vita all’altezza del proprio istante, dalla corda dell’immaginazione.
In verità, il difficile é diventare funambolo della parola “
” Le stagioni si sgranarono nella clessidra del tempo . Giunse l’inverno, e con esso le prime nevicate. E con la neve giunse il primo inchiostro della prima poesia sulla carta di seta. Vergando sulla pergamena quelle prime parole, Yuko sentì il cuore farsi più leggero. Ma fu una breve illusione. Solo la poesia rendeva più leggero il peso del suo dolore. Quando posò la penna, sentì il cuore tornare freddo come il ghiaccio. Fu un’inverno lungo, di un candore smagliante.”
” Ci sono due specie di persone.
Ci sono quelli che vivono, giocano e muiono.
E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita.
Ci sono gli attori
E ci sono i funamboli. “
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DA: ” LA RIVOLUZIONE DELLA LUNA ” Andrea Camilleri
Prefazione incantevole di Salvatore Silvano Nigro:
BREVE ESTRATTO: “ Avvolta in una magnanima solitudine, confortata solo dal protomedico di corte con la sua casta corrispondenza di sentimenti pudichi, donna Eleonora era un bellissimo ritaglio di notte: neri aveva i capelli; nerissimi gli occhi, dai quali partivano bagliori neri, quasi lampi che balenando andavano. Dimostrava una freddezza, come di luna. E con il femminile pianeta condivise la durata della sua giusta ” rivoluzione”. La luna compie in quasi ventotto giorni il giro dello Zodiaco….Tra realtà storica e felice invenzione, il romanzo di Camilleri é ad alto tasso di allegrezza e di severo umorismo civile. Ed é anche un’omaggio alla regalità della donna.”
” Voi non vi siete vendicata, disse fermo Don Serafino, voi avete fatto solo giustizia. Tutti Consiglieri erano corrotti, voi li avete fatti punire per la loro corruzione. L’offesa recata al Viceré non é stata che una conseguenza del loro agire e pensare profondamente corrotto. Voi non siete una donna che si vendica, non é nella vostra natura, nella vostra natura c’é solo la giustizia .
Quelle paroli foro come un colpo di vento che si porta via la neglia. Il velo da supra all’occhi della marchisa scomparì di colpo. Donna Eleonora allungò ‘na mano, la posò supra a quella di don Serafino, ce la tenni.
“Gracias. Usted me comprende a mì mas que yo misma “.
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Lampi nel cielo
Piccole ma intense frasi
a illuminare la via
” Desiderare e amare é anche non avere “
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DA: ” LA MIA AFRICA ” – KAREN BLIXEN
” Chi di notte, dormendo, sogna, conosce un genere di felicità ignota nel mondo della veglia: una placida estasi e un riposo del cuore che sono come il miele sulla lingua. Sa anche che la vera bellezza dei sogni é la loro atmosfera di libertà infinità: non la liberà del dittatore che vuole imporre la sua volontà nel mondo, ma la libertà dell’artista privo di volontà, libero dal volere. Il piacere del vero sognatore non dipende dalla sostanza del sogno, ma da questo: tutto quello che accade nel sogno non accade solo senza il suo intervento, ma fuori dal suo controllo. Si creano spontaneamente paesaggi, vedute splendide e infinite, colori ricchi e delicati, strade, case che non hai mai visto e di cui non ha mai sentito parlare. Compaiono degli sconosciuti che sono amici o nemici. “
” Nell’erba, la cicala canta il suo canto interminabile, odori corrono lungo la terra e stelle cadenti piovono nel cielo, come lacrime su una guancia. “
” Attraverso la pianura l’erba alta fugge davanti
All’aria che spira,
Nella solitudine la pianura, il vento, il cuore,
Giocano insieme “
” Sono belli, i guerrieri Masai. Hanno quella particolare forma di intelligenza che noi chiamiamo chic: la loro aria intrepida, selvaggia, fantasiosa, é lo specchio della loro stessa natura, di un loro immanente ideale. Lo stile non ha nulla che sia d’accatto, non segue un’idea estranea di perfezione, ma nasce dal di dentro, é espressione della loro razza e della loro storia, non meno delle armi e delle bardature che son parte di loro stessi come le corna ramate di n cervo.”
” Denys era felice, da noi: veniva solo quando ne aveva voglia, e la fattoria gli conosceva una qualità che il resto del mondo ignorava, la capacità di essere umile. Fece sempre soltanto ciò che aveva in mente di fare, e disse sempre soltanto ciò che aveva in cuore. V’era un tratto del suo carattere per me veramente prezioso: amava sentir raccontare. “
” Ogni giorno, per l’eternità, saremmo tornati lì, pensai in quell’istante, malgrado la ben nota teoria che tutti devono morire.”
” Una volta un leone e una leonessa sono rimasti lì a lungo, in piedi o accucciati. Dopo la tua partenza il terreno attorno alla tomba é stato livellato, forma una specie di grande terrazzo. Immagino che i leoni ci vadano volentieri, perché di là possono dominare tutta la pianura, le greggi e gli animali selvatici. “
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DA : ” L’ELEGANZA DEL RICCIO ” – Muriel Barbery
” Mentre la televisione della guardiola, garante della mia clandestinità, bercia sciocchezze per teste di rapa senza che sia costretta a sentirla, con le lacrime agli occhi, gioisco dei miracoli dell’Arte. “
” Alcune persone sono incapaci di cogliere l’essenza della vita e il soffio intrinseco in ciò che contemplano, e passano la loro esistenza a discutere su gli uomini come si trattasse di automi, e sulle cose come se fossero prive di anima e si esaurissero in ciò che di esse si può dire, sulla base di ispirazioni soggettive.”
“…e sebbene non fosse istruito, affrontava ogni cosa con quell’ingegnosià che nelle inezie distingue i laboriosi dagli artisti e nella conversazione insegna che il sapere non é tutto.”
” L’eternità ci sfugge…..in quei giorni avete disperatamente bisogno d’Arte. Aspirate ardentemente a riavvicinarvi all’illusione spirituale, desiderate appassionatamente che qualcosa vi salvi dal destino biologico, affinché la poesia e la grandezza non siano del tutto estromesse da questo mondo.”
” Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori é protetta da aculei, una vera e propria fortezza , ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”
“….poi, come le lacrime, che sono talvolta tonde, abbondanti e compassionevoli, si lasciano dietro una lunga spiaggia lavata dalla discordia, così la pioggia estiva, spazzando via la polvere immobile, é per l’anima degli esseri come un respiro infinito. Quindi certe piogge d’estate si radicano in noi come un nuovo cuore che batte all’unisono con l’altro.”
“…mi dico che forse in fondo la vita é così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non é più lo stesso. E’ come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai. “
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DA: “ROMEO E GIULIETTA” – WILLIAM SHAKESPEARE
” …leggi il libro del suo viso, e vedrai che delizie ha lì scritto la penna della bellezza. Guarda come vanno d’accordo le sue fattezze, come una renda l’altra felice, e se qualcosa ti sembra oscuro in quel libro, lo trovi spiegato a margine nei suoi occhi.”
” Vedrò di gradirlo, se il vedere può accendere il piacere, ma non lascerò che il mio occhio scagli frecce con più forza di quanto il vostro consenso non permetta loro di volare.”
” L’immaginazione, più ricca di cose che di parole, va orgogliosa della sua sostanza, non degli ornamenti. Solo i pezzenti sono in grado di contare le loro ricchezze, il mio amore sincero é invece così cresciuto a dismisura che non arrivo a contare neanche la metà del mio tesoro. “
” Oh amore rissoso, odio amoroso, cosa per prima nata dal nulla, pesante leggerezza, vanità pensosa, caos deforme di forme all’apparenza armoniose, plumbea piuma, fumo lucente, gelido fuoco, sanità malata, sonno dagli occhi aperti, capace di non essere ciò che é, questo é l’amore che io sento, senza sentire il minimo amore in questo. “
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Lampi nel cielo
Piccole ma intense frasi
a illuminare la via
” Il mio cuore sospeso attende,
la gioia fugge,
il respiro scandisce gli attimi
del non amore “
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DA: “IL VIOLINO NERO” DI MAXENCE FERMINE
“Talvolta suonava con una passione tale da fargli passare l’intero giorno con gli occhi chiusi ad ascoltare le proprie emozioni. Sprofondava in sé e nella musica, era tuttavia in grado di vedere il mondo meglio di chiunque altro, poiché laddove i suoi occhi erano chiusi il suo cuore era aperto alla luce.”
” Ogni anima possiede la propria parte di sogno. E tu, sognando ogni notte quella donna bella e misteriosa, partecipi di questo principio. La cosa bella dei sogni é che non hanno limiti: ti danno ogni sorta di potere. E’ vero. In sogno tutto é possibile. E cosa bisogna fare perché sia così anche nella vita? Vedi….i sogni…bisogna infrangerli”
” Quel giorno, avevo appena vent’anni, scoprii Venezia per la prima volta. E scoprendola mi sentii in possesso di due cose pure e belle: un violino e un cuore. Non sapevo che stavo per fare a pezzi l’uno e l’altro. Per sempre.”
” La vita é un teatro e dà solo una rappresentazione.”
” Pioveva a Venezia, una pioggia fine e fitta. Nel silenzio generale si udivano soltanto il rumore della pioggia che crivellava la superficie della laguna, lo sciabordio delle onde che lambivano le fiancate delle gondole, e il vento che talvolta piangeva tra le pietre.”
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DA: ” ESTASI CULINARIE ” DI MURIEL BARBERY
“La raffinata carezza del primo sushi sul palato per me non ha più segreti, e benedico il giorno in cui ho scoperto sulla lingua il velluto inebriante, quasi erotico, dell’ostrica che segue un morso di pane con burro salato”
” Tangeri. Forse la città più forte al mondo. Forte del suo porto, del suo statuto di città di confine, di imbarchi e sbarchi, a metà strada tra Madrid e Casablanca, forte di non essere comunque una città portuale. Nonostante le enormi banchine spalancate sull’altrove, Tangeri é salda, é sé stessa senza mediazioni e in sé stessa si racchiude, animata di vita propria, enclave di sensi al crocevia delle rotte: fin dal primo istante Tangeri ci ghermiva con vigore. “
” La carne é virile, vigorosa, il pesce é strano e crudele. Viene da un’altro mondo, da un mare misterioso che non si svelerà mai; dimostra l’assoluta relatività della nostra esistenza, eppure si concede a noi nell’effimera rivelazione di territori sconosciuti….oh mare infinito, crudele, primitivo e raffinato, con le nostre bocche azzanniamo avidi i prodotti della tua misteriosa attività. La sardina alla griglia mi avvolgeva il palato con il suo aroma immediato ed esotico; a ogni boccone io diventavo adulto e, mentre le ceneri marine di quella pelle squamata mi carezzavano la lingua, io mi elevavo. “
” Il pomodoro crudo, divorato appena colto in giardino, é la cornucopia delle sensazioni semplici, una cascata che sciama in bocca riunendo ogni piacere. La resistenza della buccia tesa quel poco quanto basta, i tessuti che si sciolgono in bocca, il liquore ricco di semi che ci cola agli angoli delle labbra e che asciughiamo senza paura di sporcarci le dita, quella piccola sfera carnosa che riversa in noi fiumi di natura: ecco il pomodoro, ecco l’avventura.”
” Tutti pensano che i bambini non sanno niente. Viene da chiedersi se i grandi sono stati mai bambini.”
“….già aerea: il sorbetto é aereo, quasi immateriale, fa appena un pò di schiuma a contatto con il nostro calore, poi, vinto, schiacciato, liquefatto, evapora in gola, lasciando alla lingua solo l’affascinante reminiscenza del frutto e dell’acqua che sono scivolate via.”
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DA: ” STAGIONI ” DI MARIO RIGONI STERN
Appunti personali , quelli scritti sulla prima pagina dei libri che leggo per ricordarmi i momenti piacevoli e meno piacevoli.
“Novembre 2008 – Questo libro mi ha reso felice. Cercavo la natura e l’ho trovata. Cercavo la nostalgia e l’ho trovata Cercavo il pianto e l’ho trovato.
Più volte mi ha sorpresa la reale emozione nel leggere passaggi semplici, ma così carichi di quella natura di cui sento tanto la mancanza….
La montagna é per Mario come il mare é per me:
” Un mondo che senti esclusivamente tuo, che ti aiuta a capire le stagioni della tua vita che nessuno mai potrà rubarti “
” Inverno
Anche se l’inverno sembra tutto mortificare, nella nuova luce del bosco si riprende a vivere. Camminando immersi in quel bianco di luce propria, tra gli alti tronchi muschiati d’argento, pur e il tempo diventa irreale e vivi in un mondo metafisico come dentro un sogno: non ha più peso il tuo corpo, non é faticoso il passo e cammini vagando da pensiero a pensiero. In un infinito tra gli alberi innevati anche le cose della vita appaiono più chiare.
Primavera
A fine marzo, nelle ore più calde del mattino, la maestra Elisa invitava Matteo ad aprire le finestre e la primavera arrivava gonfiando le tende come vele di nave. Dentro l’aula giungevano l’odore della terra e del letame sui prati, il canto delle allodole, i passi di un cavallo, il rumore del carro.
La primavera é sempre bianco-verde; se non é per la neve, come da noi, é per i fiori dei ciliegi sulle colline ai piedi delle montagne.
Se la prima neve che senti scendere in una notte di Novembre é un invito a raccogliersi nei ricordi o nella lettura, la prima pioggia d’aprile che ascolti battere sul tetto ti dà ristoro e distensione, ritrovi un amabile sonno e poi, al mattino, il desiderio di andare, di uscire fuori e camminare in libertà e senza una meta perché la primavera non ha confini.
Estate
Erano belle le sere estive con la luna sopra i tetti. Quando Gigi smetteva di suonare con la cornetta le parti tenorili di qualche opera di Verdi, mi pareva di sentire le stelle e invece erano grilli sui prati. Allora le voci del paese e della natura intorno, gli odori, i rumori, le nuvole e le luci avevano chiaro riferimento con la vita e seguivano le stagioni dei nostri giuochi e del lavoro degli uomini.
Andiamo anche noi in un’alba d’estate per i sentieri del bosco; sia discreto il nostro abbigliamento e silenzioso il passo, cercando di evitare sassi mobili e rami secchi. Fermiamoci ad ascoltare e ci sarà molto da scoprire: un fruscio, un battere di ali, il sottile richiamo del piccolo capriolo, un’aereo di linea che passa alto nel cielo, il rumore di una motosega nell’altro versante, il respiro affannoso di uno che sale con la bicicletta da montagna. Non si é mai soli nei nostri boschi che hanno mille occhi e mille orecchie e, quando meno te lo aspetti, ti trovi davanti un guardiacaccia o un cercatore di funghi.
Autunno
Le prime piogge di fine settembre lavano i residui dell’estate e ogni foglia d’erba, ogni ramoscello ha la sua perla. Anche per noi é bello e liberatorio andare con stivali e mantellina impermeabile tra la pioggia, vagabondare senza prefissare una meta e incontrare, con reciproca sorpresa, uno scoiattolo che ti fissa da un ramo, o gli occhi di un pettirosso immobile dentro un cespuglio di rose carico di bacche rosse.
Le foglie degli aceri montani hanno preso la luce dall’ambra e la brezza del mattino le stacca dai rami, adagiandole al suolo. I sorbi dalle rosse e lucenti bacche sono irresistibile richiamo alle cesene e alle tordelle; i galli forcelli si radunano sui solivi nelle radure tra i mughi, ma quando il tempo minaccerà neve, allora saranno lesti a cercare rifugio nelle buse riparate dal vento. I prati attorno alle contrade e i pascoli si sono adornati degli ultimi fiori autunnali dai colori azzurri e violetti. Nel bosco gli ultimi funghi sono i cortinari viola e gialli, l’agarico violetto, l’agarico nbebioso. Il sottobosco emana odori di legni marcescenti, di muschio, di funghi, di bacche appassite. “”
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DA : N. DI ERNESTO FERRERO
Appunti personali:
Agosto 2007 – Letto con gusto e piacere, ho sorriso spesso e volentieri per le belle frasi ironiche e le situazioni divertenti create dall’autore. Un bel romanzo, intenso, a volte triste e struggente. Da rileggere sicuramente e riprendere alcune espressioni importanti.
“ Il mio calamaio ha la foggia di un minuscolo busto di Napoleone in bronzo. Il bicorno nero funge da tappo, e si apre all’indietro. Sotto il bicorno, un volto d’antico romano spira serenità e fermezza, nasconde pensieri che sanno volare lontano. Quando si solleva il bicorno, si vede l’inchiostro luccicare poco sopra la linea delle sopracciglia dell’Imperatore. Da quando Ferrante ha avuto la bontà di regalarmi questo calamaio, lo scrivere m’é diventato un gesto ancora più necessario. Ogni volta che trafiggo il cranio di Napoleone con la ma penna, mi pare d’impossessarmi della sua potenza, come il cannibale intende far sua la forza del nemico ucciso mangiandone le carni; ma é l’illusione di un istante. Più consumo l’inchiostro del cranio, più avverto che Egli mi sfugge, come sfugge a tutti, agli intimi e ai lontani, ai generali e alle truppe, forse a se stesso. Se non posso rinunciare ad inseguirlo, non desidero nemmeno giungere ad un definitivo possesso di Lui.
Ho notato che da quando le nostre stanze si sono riempite degli oggetti legati al culto dell’Eroe, parliamo a voce più bassa, ci atteniamo ad un più rigido tono formale. Di questo si é accorto anche Telemaco, che solo all’aperto si mette a gridare, fischiare, cantare.
Corre come una volpe perché già sente il suono dei corni, l’abbaiare dei cani che lo cercano. Ma in movimento é stato sempre. Corre perché può impossessarsi delle cose e degli uomini solo sentendoli attraverso gli zoccoli del suo cavallo; perché, da quel centauro che é diventato, soltanto nel furore della corsa può realizzare il suo ininterrotto coito con il mondo, la smania di possesso e annientamento che neanche qui lo abbandona.
Partiva, tornava, assorta in misteriose faccende. Non c’erano mai congedi, con lei. Partiva e basta. Restava- per così dire – la sua assenza; ed era un vuoto, talmente solido che talvolta sembrava dovesse schiacciarmi da un momento all’altro, come una nave tirata in secco può rovesciare i puntelli e travolgere i calafati che ha spalmato di pece.
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Lampi nel cielo
Piccole ma intense frasi
a illuminare la via
” Ho il cuore maleducato,
si innamora di chi non dovrebbe “
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DA : THE TRAGEDY OF CORIOLANUS DI WILLIAM SHAKESPEARE
(5)ciò che può solo peggiorargli il male. Chi dipendesse dal vostro favore
è come se nuotasse avendo ai piedi
pinne di piombo, o avesse l’illusione
di segare una quercia con dei giunchi.
Fidare in voi?… Impiccatevi!
Voi mutate gabbana ogni minuto.
Siete pronti a dir nobile
chi poco prima coprivate d’odio,
e vile chi era prima il vostro eroe
E adesso che v’ha preso,
d’andare urlando per le vie di Roma
contro il Senato che, grazie agli dèi,
riesce ancora a mantenervi a freno
se no vi sbranereste l’un con l’altro?
…..
VOLUMNIA – È la rabbia il mio cibo. La mia cena
la farò su me stessa, divorandomi,
così mangiando morirò di fame
tutte le fibre; il sangue ed il sudore
che ci è costata questa grande impresa
egli li ha bassamente barattati
per quattro lagrimucce di donnette,
che non valgono più delle bugie.
Perciò deve morire,
ed io risorgerò dal suo tramonto.
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” Ti meriti un’amore che ti voglia spettinata “
Frida Kahlo
Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.
Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.
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DA: ” GLI AMORI DIFFICILI ” DI ITALO CALVINO
“…..e gli pareva che là, l’armonia solamente rintracciabile alla ragazza celeste-cielo, e questo fosse, il miracolo di lei, di scegliere a ogni istante nel caos dei mille movimenti possibili quello e quello solo che era giusto e limpido e lieve e necessario, quel gesto e quello solo tra mille gesti perduti, che contasse . “
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DA: ” IL KILLER PROFESSIONISTA ” DI LUIS SEPULVEDA
“…..si ravvivava i capelli, che avevano il colore delle castagne mature e la consistenza lieve e morbida dell’acqua che scivola su rocce coperte di muschio”
“…..il piacere sta nell’essere esigenti “
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DA: ” IL BAR SOTTO IL MARE ” DI STEFANO BENNI
“…e il vento dà ai rami degli oleandri lente movenze di alga.
“…la notte e la neve facevano di Parigi un sogno in bianco e nero. “
” ….aveva il volto bianco come un’annegato, incorniciato da lunghi capelli biondi, baffi sottili e curati e un pizzo a virgola, così ben scolpito che ti veniva voglia di appenderci la giacca.”
“…ma gli innamorati, i veri innamorati inventano con gli occhi la loro verità .”
“….la luce non cancella l’ombra, l’ombra cancella la luce, il giorno gioca con te, poi ti abbandona, sarà la notte, la tua padrona.
“….un sorriso come un fiore velenoso “
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DA : ” IL GATTOPARDO ” DI GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA
“….smunte cupole dalle curve incerte simili a seni svuotati di latte, si alzavano ancor apiù in alto, ma erano essi, i conventi a conferire alla città la cupezza sua ed il suo carattere, il suo decoro e insieme il senso di morte che neppure la frenetica luce siciliana riusciva mai a disperdere. “
“….intorno ondeggiava la campagna funerea, gialla di stoppie, nera di restucce bruciate; il lamento delle cicale riempiva il cielo; era come il rantolo della Sicilia arsa che alla fine di Agosto aspetta invano la pioggia. “
“…per le persone del carattere e della classe di Don Fabrizio, la facoltà di essere divertiti, costituisce i 4/5 dell’affetto.”
” ….l’estate di San Martini che é la vera stagione di voluttà in Sicilia: temperie luminosa e azzurra, vasi di mitezza nell’andamento lento aspro delle stagioni, che con la mollezza persuade e travia i sensi mentre con il tepore invità alle nudità segrete. L’architettura, la decorazione stessa rococò, le loro curve impreviste, evocavano anche distese e seni eretti; l’aprirsi di ogni portale frusciava come una cortina d’alcova. “
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DA: ” VENERE LESA ” DI PAOLO MAURESING
“…una specola ormai in rovina, abitata solo da tortore, che a volte si levano in volo come un’applauso di mani inguantate.”
“….nel sottobosco ravvivato dai globi perlacei di alcune ortensie spettrali. Entriamo pure oltre il cancello ancora, imperlato dal breve scroscio di un acquazzone estivo.”
” ….qualche volta mi soffermo ad osservare i bellissimi disegni composti delle strutture cellulari. C’é in esse ordine, perfezione ed equilibrio. Credevo di ravvisare quella forza che sostiene e orchestra la nostra vita.”
” Tuttavia ero sempre convinto di essere io solo a muovere le fila, capace sempre di riportarla indietro per sentirmi dire quanto era confortante per lei tornare tra le mie braccia. Le sue distrazioni finivano per essere altrettante conferme della nostra felicità. Ho sofferto le prime volte, con il tempo ho cominciato a trarre un insolito piacere, penetrare nel mistero stesso dell’amore sul quale potevo esercitare il mio potere. Recitavo la parte di Mefistofele : le lasciavo libero il corpo, riservandomi il possesso dell’anima. “
” E’ strano che a volte sia un semplice gesto a conquistarci, come se la dura corazza che ci riveste si aprisse per magia…”
” Il sole pomeridiano filtra dalle vetrate. Steli di pulviscolo incandescente fendono la penombra delle stanze abbagliando le porcellane esposte in una panciuta vetrina.”
” Mi chiedo a volte, se ad attrarre le persone sia l’amore. Oppure questo é solo un termine con cui designiamo la forza dell’attrazione? Certo é che in mezzo alla folla ( e alla follia ) di tutti i giorni scorgiamo dei volti che si levano come segnali e ci sorprende che il caso li riunisca, li disperda e li richiami secondo il proprio bizzarro volere .”
” Potremo mai sapere se l’amore o ciò che indichiamo con questo nome sia qualcosa che ha vita propria che, a suo piacimento, ci possiede e ci abbandona, o se non sia forse il malessere continuo per una perdita, per una sottrazione che subiamo a nostra insaputa fino alla totale estinzione? “
“…e non c’é nulla che alimenti l’amore quanto l’assenza o il rifiuto. “
“…c’era in quei suoi movimenti nervosi un residuo di corporeità infantile: la stessa che induce un bimbo deluso a farsi rosso di collera e a pestare i piedi per terra .”
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DA: ” STORIE FANTASTICHE DI CHARLES DICKENS
Appunti personali , quelli scritti sulla prima pagina dei libri che leggo per ricordarmi i momenti piacevoli e meno piacevoli.
” Luglio 2015 – Esilerante e piacevole. Il punto di vista dei bimbi é sempre divertente e ci fa capire quanto siamo noiosi noi adulti. Dickens scrive bene ” da bambino” e non é facile evitare il proprio modo di scrivere. Da rileggere. “
IL PROCESSO DI WILLIAM TINKLING – Uscito dalla penna del signor William Tinkling, di anni otto.
…” Aspetteremo disse la piccola Alice, prendendo la mano di Nettie nelle sue e guardando il cielo, “aspetteremo – con pazienza e fiducia – finché il mondo non sarà così cambiato, che tutto sarà in nostro favore, e nulla più ci renderà ridicoli, e le Fate saranno tornate. Aspetteremo – con pazienza e fiducia – finché avremo ottanta-novanta-cento anni. E allora le Fate manderanno a noi dei bambini che, povere piccole creature, aiuteremo a togliersi d’impiccio se mai ne avessero bisogno.”
“…e mentre sedavamo sotto il salice a mangiare ciliegie, giocammo ai novantenni. Nettie si lamentava di un osso della sua vecchia schiena che la faceva zoppicare, e Alice cantò una canzone con una vocina da vecchia, ma era graziosissima, ed eravamo tutti felici. Oddio, non so se felici é il termine esatto, ma stavamo bene. “
LA LISCA MAGICA – Uscito dalla penna di Miss Alice Rainbird, di anni sette.
” Vuole essere ragionevole Sire? ” esclamò pestando il piede per terra. ” Il perché di questo, il perché di quello, ma insomma! Volete sempre una ragione. Nessuna ragione. Ohibò! Sono stanca delle vostre ragioni da adulti.”
“…Infatti non c’erano molti domestici a Palazzo, per tre ragioni: perché il Re non aveva soldi, perché una promozione in ufficio sembrava non arrivare mai, e perché il giorno di paga trimestrale era così lontano che sembrava lontano e piccolo come una stella.”
” Quella mattina, dopo che la Regina si era ripresa dallo svenimento, e stava sonnecchiando, la Principessa Alicia corse al piano di sopra per raccontare un segreto speciale alla più riservata delle sue amiche, che era una Duchessa. Gli altri pensavano che fosse una bambola, invece era davvero una Duchessa, anche se nessuno lo sapeva tranne la Principessa. Il segreto così speciale era quello della lisca magica, la cui storia la Duchessa conosceva bene, perchè la Principessa le aveva raccontato tutto. La Principessa si inginocchiò vicino al letto dove era sdraiata la Duchessa, ben vestita e con gli occhi spalancati e le bisbigliò il segreto. La Duchessa sorrise e assentì. Qualcuno potrebbe pensare che non sorridesse mai e non facesse cenni con la testa, invece lo faceva spesso, anche se nessuno lo sapeva tranne la Principessa.”
MRS ORANGE – Uscito dalla penna di Miss Nettie Ashford, di anni sei e mezzo.
” Nelle mappe c’é un paese che vi mostrerò, dove i bambini possono fare tutto quello che vogliono. Vivere in quel bel paese é davvero un incanto. I grandi sono costretti a ubbidire, e non é mai concesso loro di stare in piedi fino a tardi, tranne il giorno del compleanno. I bambini ordinano ai grandi di fare confetture, gelatine, marmellate di agrumi, torte, budini e tanti tipi di pasticcini. Se quelli rifiutano, vengono messi nell’angolino finché non lo fanno. Ogni tanto hanno il permesso di prenderne qualcuno, ma quando questo accade, dopo, di solito, viene data loro una medicina.”
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DA: ” L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO – Commedia frivola per gente seria” di Oscar Wilde
Ho riletto questo libro per la seconda volta e per la seconda volta ho riso di gusto, quel sollievo dell’anima così raro da provare e così rassicurante da provocare stupore.
E’ davvero difficile scegliere le frasi più belle, va letto comunque, meglio tenerlo sul comodino, l’anima va rasserenata spesso.
” LADY BRACKNELL: Un’ottima età per sposarsi. Sono sempre stata dell’opinione che un uomo che intenda sposarsi debba o sapere tutto o non sapere niente. Qual’é il suo caso?
JACK ( dopo una certa esitazione ): Io non so niente, Lady Bracknell.
LADY BRACKNELL: Sono felice di sentirglielo dire. Sono molto contraria a tutto ciò che può interferire con una naturale ignoranza. L’ignoranza é come un delicato frutto esotico: come lo si tocca, il suo fascino é perduto. Le teorie educative del giorno d’oggi sono fondamentalmente assurde. In Inghilterra comunque, grazie a Dio, l’educazione non produce il minimo effetto. Non fosse così, ne deriverebbero gravi inconvenienti per le classi superiori, destinati probabilmente a sfociare in atti di violenza in Grosvenior Square. “
“ALGERNON: Tutte le figlie femmine diventano come la loro madre. Questa é la tragedia delle donne. Nessun maschio lo diventa: e questa é la tragedia degli uomini. “
” JACK: L’intelligenza non la posso più soffrire. Al giorno d’oggi sono tutti intelligenti. Non si può andare da nessuna parte senza incontrare gente intelligente. E’ veramente una calamità nazionale. Darei non so che cosa perché ci fosse un pò di gente stupida.
ALGERNON: Oh, ce n’é.
JACK: Mi piacerebbe molto conoscerne qualcuno. Chissà di che cosa parlano?
ALGERNON: Gli stupidi? Oh, delle persone intelligenti, naturalmente.
JACK: Che stupidi! “
” ALGERNON: Spero che domani sia una bella giornata, Lane.
LANE: Non lo é mai, signore.
ALGERNON: Lane, tu sei un perfetto pessimista.
LANE: Faccio del mio meglio per accontentare il signore, signore. “
” ALGERNON: Spero che tu non ti senta offesa, Cecily, se io affermo in tutta sincerità e schiettezza che tu mi appari in tutto e per tutto la tangibile personificazione della perfezione assoluta.
CECILY: Penso che la tua sincerità ti faccia molto onore, Ernest. Se permetti annoto la tua osservazione nel mio diario.”
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ALDA MERINI
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
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DA: ” IN ALTO A SINISTRA” DI ERRI DE LUCA
Appunti personali , quelli scritti sulla prima pagina dei libri che leggo per ricordarmi i momenti piacevoli e meno piacevoli.
” Agosto 2015 – Erri scrive come piace a me, nel modo efficace, intenso e diretto, da giornalista. Arriva dritto al punto, a volte fa male dentro, a volte ti fa pensare intensamente e a volte ti fa piangere di dolore o commozione. Vale comunque la pena.”
” Da adulto ho trovato negli occhi delle donne quella capacità di sfondamento del campo davanti, che fa di un uomo un ingombro d’orizzonte.”
” L’omertà nasce dal bisogno di difendersi da un regime sociale di soprusi in cui la giustizia é applicata con parzialità e favoritismi, ma contrappone malauguratamente a questo un altro regime di soprusi : la mafia. L’omertà é un comportamento radicato in tutta la popolazione quando considera l’intero apparato statale un grande sbirro. La mafia che é nata da questa silenziosa protezione popolare, l’ha trasformata in legge di sangue sicché oggi l’omertà é frutto principale della paura. “ La spirito di solidarietà é invece un sentimento che onora l’uomo. Non é una legge come l’omertà, sorge di rado. Spunta di colpo tra persone che si trovano in difficoltà, comporta il sacrificio personale, non si nasconde dietro il mucchio formato da tutti gli altri. Nel vostro caso la solidarietà può essere quella di tutti per proteggere due , ma potrebbe essere quella di due che si fanno avanti per proteggere tutti gli altri. La solidarietà é opera preziosa di un occasione, appena compiuto il suo dovere rompe le righe, lasciando in ognuno la coscienza tranquilla. Siate pure leali oggi tra voi fino a sopportare il sacrificio di un duro provvedimento disciplinare, ma non imparate domani a proteggere l’ingiusto, il prepotente, il vendicatore. Prima che siate sospesi in blocco dalle lezioni, propongo a voi di fare le più sentite e solenni scuse all’insegnante che avete offeso. Fate questo senza aspettarvi niente in cambio, fatelo perché é giusto. Fatelo prima che il vostro silenzio si indurisca troppo contro di noi, si avveleni di avversione, distrugga il mio lavoro con voi e la vostra possibilità di trarre profitto dalle ore trascorse insieme a me in quest’aula. “
” ….era disteso eppure sembrava ritto in piedi, manteneva così tutta la la forza della sua presenza. Per la prima volta un ragazzo tra i tanti ebbe misura dello spreco insensato contenuto nella morte di un uomo. Tutta quella Grecia svisceratamente amata da un siciliano, tutta quella sapienza si perdeva, a nessuno poteva più trasmettersi. Ne trattenevamo frammenti lucenti da un vaso in frantumi, noi suoi allievi. “
” Volevo allora che i libri stessero al mondo come angeli custodi degli adii. La città non rispose.”
” Poco sorrideva ma quando: allora sprizzava bianco dagli occhi neri e il sorriso faceva rumore, rumore di anguria spaccata da un coltello. Sulla sua faccia si apriva un chiuso di dentro, di finestre e scintillava il chiaro come luccica lo spacco dell’anguria.”
” Mi aveva staccato dal mucchio di teste in una sera d’osteria, mi aveva estratto com’ero, ingiallito, pagina di foglia fitta di vene e rughe, fibroso come un legno di rose, spessito come un sonno senza sogni.”
“Autunno lucente, qualche grappolo d’uva dimenticato sotto la pergola marciva in un ronzio di vespe appesantite. Dall’amaca il cielo s’arrossiva piano oltre il campo, ci staccavamo e cucinavo un pesce. Era finito un anno, quello della sua vita contro e del mal di ‘more, unghia incarnita della felicità .”
” Ti aspetti di veder sorgere al mattino dal letto quella donna che faceva sprizzare pietre dure dagli occhi di un uomo. Cerchi la dedizione del suo corpo chiuso su di te, arco su balcone, cielo su campo. E’ la donna capace di questo che non trovi.”
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Rabindranath Tagore
Come una regina
Senza parlare sei arrivata come una
vera regina, di nascosto
hai posato i piedi dentro l’anima.
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DA: BASSO CONTINUO DI RENZO CIGOI
” Che cosa non ho visto in quell’accampamento! Era come essere in un macello asiatico dove gli animali appena scannati respiravano ancora. Ricordo un Unterleutenant, aveva il braccio sinistro aperto fino alla spalla dove si vedeva il il bianco dell’osso omerale: era disteso in terra come fosse già morto e nessuno nemmeno lo guardava. “
” Faceva un caldo insopportabile; bianchi di polvere, eravamo come spettri ubriachi di fame perché senza un boccone da più di tre giorni. Passavamo davanti a una casupola di campagna e venne fuori una donna con un vaso di terracotta in mano pieno di latte. Le avevamo fatto tanta pietà che era venuta sulla strada apposta per offrirci un pò del suo latte. Ma noi eravamo centinaia, e quando ci siamo avvicinati per prendere il suo latte eravamo talmente tanti che abbiamo fatto cadere sia la donna che il vaso…Nei campi spuntavano le prime piante di cipolla e aglio, noi le mangiavamo così com’erano ancora sporche di terra e di concime.”
“…a nostra volta eravamo dei moribondi: distrutti da una debolezza estrema, il caldo della baracca ci affogava in uno stato di febbrile torpore…Meglio ce morire assiderati, si dirà, niente affatto: ho potuto parlare con chi stava per morire a cinquanta sottozero, ma caldo e freddo ti portano via con la medesima ” piacevole ubriacatura mortale. Uno si sdraiava di sera sulla ” scjora”, il pagliericcio, e la mattina dopo lo trovavamo morto con una faccia piena di felicità.”
” Tu sei albero e io uomo, la distanza che Madre natura ha voluto mettere fra noi é enorme, forse troppa per l’affetto che mi lega a te; ma dopo essere stato fuoco sarai cenere e questa si trasformerà in buona terra…La terra dekka tua fibra si unirà alla terra delle mie ossa, diventeremo lo stesso elemento e tu sarai mio fratello per l’eternità”
” Fuori, sul limitare del bosco di querce, tra i rami spogli degli alberi contro un cielo di pesca sanguigna, l’occhio felino della luna al suo primo quarto spiava un cane che abbaiava lontano. Nel medesimo istante,mentre il vento del tramonto autunnale ricontava a terra le foglie che aveva prestato all’estate, il mio cervello, che non aveva mai tenuto a mente un solo verso, né uno mio né quello di qualcun’altro, sia pure di un grande poeta come Dante, mi scandì la quartina di Robert Frost che ho sempre considerato come una lirica perfetta :
Bello é il bosco, buio e profondo, ma io promesse da non tradire, miglia da fare prima di dormire, miglia da fare prima di dormire. “
” Arrivarono altri uomini che li allinearono sul selciato come giovani soldati morti, ma sul loro mantello il profumo della foresta e della terra del bosco non si sentiva più: si erano portati dietro soltanto una lieve fragranza di resine, come l’odore del sangue di una mortale ferita; ma ben presto sarebbe svanita anche quella nell’aria satura di gas e di benzina e zolfo.”
“Dodici giorni dopo, i cassonetti dei rifiuti della città si sarebbero riempiti di centinaia di quelle secche spoglie, che fino al momento di quel blasfemo boato avevano sperato di potersi risvegliare nel vento della foresta dov’erano nati.”
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DA ” POESIE D’AMORE E VITA ” di Pablo Neruda
Adoro l’intensità, la forza, la purezza e la potenza delle parole di Neruda.
La natura é protagonista, l’istinto primordiale , vita, morte, amore potente pronunciato, urlato al mondo senza paura, dolore, gioia, carne, sangue, tempeste, mari calmi, tutto vibra, tutto scorre, tutto vive.
” Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla ma bocca arriverà fino al cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima
E’ in te l’illusioe di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima
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” Bimba bruna e flessuosa, il sole che fa la frutta,
quello che riempie il grano, quello che piega le alghe,
ha fatto il tuo corpo allegro, i tuoi occhi luminosi
e la tua bocca che ha il sorriso dell’acqua.
Un sole nero e ansioso si attorciglia alle matasse
della tua nera chioma, quando allunghi le braccia.
Tu giochi con il sole come un ruscello
e lui ti lascia negli occhi due piccoli stagni scuri.
Bimba bruna e flessuosa, nulla mi avvicina a te.
Tutto da te mi allantona, come dal mezzogiorno.
Sei la delirante gioventù dell’ape,
l’ebrezza dell’onda, la forza della spiga.
Eppure il mio cuore cupo ti cerca,
e amo il tuo corpo allegro, la tua voce disinvolta e sottile.
Farfalla bruna dolce e definitiva
come il campo di grano e il sole, il papavero e l’acqua.”
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Quando le tue mani muovono,
amore, verso le mie,
cosa mi portano in volo?
Perché si sono fermate
sulla mia bocca, all’improvviso,
perché le riconosco
come se una volta, prima,
le avessi toccate,
come se prima di esistere
avessero già percorso
la mia fronte, la mia cintura?
La loro morbidezza giungeva
volando sul tempo,
sul mare, sul fumo,
sulla primavera,
e quando tu hai posato
le tue mani sul mio petto,
ho riconosciuto quelle ali
di colomba dorata,
ho riconosciuto quella creta
e quel colore di grano.
Per tutti gli anni della mia vita
ho vagato cercandole.
Ho salito scale,
ho attraversato scogliere,
mi hanno trascinato via treni,
le acque mi hanno riportato,
e nella pelle dell’uva
mi é sembrato di toccarti.
Il legno di colpo
mi ha portato il tuo contatto,
la mandorla mi annunciava
la tua morbidezza segreta,
finché si sono strette
le tue mani sul mio petto
e lì come due ali
hanno concluso il loro viaggio.
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” Mi feci tante domande che andai a vivere sulla riva del mare e gettai in acqua le risposte per non litigare con nessuno. “
(Pablo Neruda)
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ma essi videro che ti lavavi nelle mie pupille
io non ho parlato loro di te
ma essi ti hanno letto nel mio inchiostro e nei miei fogli
L’amore ha un profumo
non possono non profumare i campi di pesco.
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STASERA – GIUSEPPE UNGARETTI
Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia
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DA : L’ALTRO CAPO DEL FILO
ANDREA CAMILLERI
“Il commisario e il dottor Osman foro guidati al ponte di comanno mentri i dù polizziotti s’addiriggivano verso la puppa. Quando s’affacciaro dal ponti vittiro a ‘na massa ‘nformi, pirchì tutti si nni stavano ‘ncuponati sutta alle coperte termiche che avivano arricivuute a bordo. Si vidivano sulo occhi, sparluccicanti, sgriddati, attenti come a quelli dei cani che aspettano l’osso. Il commisario non ce la fici a reggiri a quella mitragliata di talate dispirate e abbasciò lo sguardo “
“ Chi nni pensi tu dell’Europa?” spiò al grancio che dallo scoglio allato o stava a taliare.
Il granchio non gli arrispunnì. ” Preferisci non compromittititi? Allura mi compromitto io. Io penso ch edoppo il granni sogno di ‘st’Europa unita,avemo fatto tutto il possibili e l’impossibil per distruggirinni le fondamenta stisse. Avemo mandato a catafottirisi la storia, l apolitica, l’economia ‘ncomuni. L’unica cosa che forsi restava ‘ntatta era l’idea di paci. Pirchì doppo avirinni ammazzati per secoli l’uni con l’autri non nni potivamo cchiù. Ma ora ce lo semu scordati, epperciò stiamo attrovanno la bella scusa di ‘sti migranti s’ammucciano i terroristi ‘nveci di diri che ‘sti povirazzi scappano proprio dai terroristi Il grancio che non voliva esprimeri la sò pinioni prifirì sciddricari nell’acqua e scompariri.”
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DA: IL CONTRARIO DI UNO
DI: ERRI DE LUCA
Mamm’Emilia
In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
a te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.
” Il dono é un gentile atto di presunzione. Invade lo spazio altrui con la pretesa: sono tuo. Che sia utile o no, esige ch eun si occupi di lui. Ci sono persone ch enon sanno ricevere un dono, tra queste anch’io. Il mio grazie é anemico, meccanico. Mi piace però il gesto di porgere il regalo, il moto di premura, bello come quello di restare in ascolto di una persona. Di mio preferisco regalare il vino, che é un modo di essere ricordato brevemente, a sorsi. Non m ela sento di fare il pedante rimprovero al Natale ridotto a merci in faccia. Ho smesso di occuparmene da quando la morte di mio padre é stata ” un rompere le righe ” Però fu bello pe run bambino di Napoli avere in casa per un mese un legno resinoso che dava allegria di boschi. L’abete sacrificale abbattuto sui monti e addobbato a palline era la natura scesa a renderci migliori col suo odore di cieli aperti e nevi. Gesù bambino era un legno tagliato e venduto per strada.
In fine per la scrittura é un dono, che mi faccioa prezzi modici. Che possa esserlo anche per lo sconosciuto che legge, resta per me uan sorpresa, mai potrò abituarmi. E’ uno di quegli scambi, incontri di fortuna, improvvisati, a distanza, come versare vino in un bicchiere lontano.”
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DA: “ANNA” DI NICCOLO’ AMMANITI
” Tutti sulla nave fissavano il mare blu scuro. Non sapevano che la loro nave galleggiava come un tappo di sughero su una fossa così profonda, ma così profonda, che se getti una pietra tocca il giorno dopo “.
“Lo assaggiò.Era così dolce che faceva arricciare le dita dei piedi. Certe cose dei grandi non le capiva. Perché lo chiamavano amaro se era dolce? Continuò a bere finché sentì le palpebre farsi pesanti. Fuori dalla finestra milioni di stelle sporcavano il cielo come schizzi di vernici bianca e le cicale cantavano. Non le aveva mai viste le cicale, ma per fare tutto quel rumore dovevano essere belle grosse.”
” Oltre le sbarre arruginite, oltre le sagome nere degli alberi, si allargava l’immensià bruciata e muta della pianura”
” Il giorno liberò nel cielo azzurro una mandria di nuvolette bianche”.
” Aveva tirato un pugno allo specchio del bagno, ferendosi le nocche, e si era avvolta sanguinante nelle tende. Le labbra spalancate risucchiavano la stoffa sottile. La bottiglia di gin. Il pianto senza più lacrime e i singhiozzi ruvidi come carta vetrata. L’odore terroso del muschio. Foglie che fremevano al ritmo del suo respiro. Il vestito viola della mamma. Il resto era sofferenza che colmava e traboccava come acqua da un vaso pieno.”
” Dopo la morte dei suoi genitori era precipitata in una solitudine così sconfinata e ottusa da lasciarla idiota per mesi, ma nemmeno una volta, nemmeno per un secondo l’idea di farla finita l’aveva sfiorata, perché avvertiva che la vita é più forte di tutto. La vita non ci appartiene, ci attraversa. La sua vita era la medesima che spinge uno scarafaggio a zoppicare su due zampe quando é stato calpestato, la stessa che fa fuggire una serpe sotto i colpi della zappa tirandosi dietro le budella. Anna, nella sua inconsapevolezza, intuiva che tutti gli esseri di questo pianeta, dalle lumache alle rondini, uomini compresi, devono vivere. Questo é il nostro compito, questo é stato scritto nella nostra carne. Bisogna andare avanti, senza guardarsi indietro, perché l’energia che ci pervade non possiamo controllarla, e anche disperati, menomati, ciechi continuiamo a nustrirci, a dormire, a nuotare contrastando il gorgo che ci tira giù. Eppure, lì nella cava, quella certezza vacillò. Ebbe la sensazione che il cuore le si seccasse nel petto come fiore in una fornace, mentre il sangue che le riempiva le vene si riduceva in polvere.”
” Quando sei assetata non sperare che piova. Ragiona e cerca una soluzione. Chiediti: dove posso procurarmi dell’ acqua potabile? E’ inutile sperare di trovare una bottiglia in un deserto. Le speranze lasciale ai disperati. Esistono le domande ed esistono le risposte. Gli esseri umani sono capaci di trasfomare un problema in una soluzione”
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DA: IL LAGO DEI SOGNI
DI: SALVATORE NIFFOI
Di questo autore amo le rudi e forti parole della sua terra. Quel modo diretto e quasi macabro di descrivere le situazioni. Ti accompagna in mondi arcaici, verso modi di vivere così lontano dai nostri, che i nostri antenati hanno vissuto e noi…ora…ce ne siamo dimenticati.
Mi aiuta aricordare quel mondo antico che h afatto parte di noi….che per poco tempo ho vissuto…in campagna dai nonni a raccogliere frutta e camminare scalza nell’aia, sotto il salice piangente.
Quella libertà e a volt ecrudeltà delle cose semplici della vita che a noi manca. E così, quando ho nostaglia , corro da Salvatore o Niccolò o Camilleri o Erri e so di trovare quello che cerco.
“La volta che Itria Panedda Nilis riprese a sognare era un pomeriggio rovente di fine estate, con un sole che abbruschiava la pelle e spaccava le pietre. Non faceva a guardarlo, quel sole, giallo come un pane zafferano di carnevale, con ciglia insanguinate e tremolanti. Sembrava un cristiano al quale avevano appena strappato gli occhi. Itria se ne era uscita di casa per sottrarsi all’abbraccio soffocante delle mura e isventiare un poco. Un sudore asprogno e mandorlato le colava da ogni gora del corpo, con piccoli rivoli che spavoravano sulle maniche della blusa e sui grossi elastici delle calze nere arrotolate sopra il ginocchio.”
” Era femmina di poca cultura e di sentimenti forti, Itriedda. Le parole dei giornali e della radio per lei valevano quanto le nuvole gonfie di pioggia di un temporale agostano, venivano, scaricavano e se ne andavano. “
” Visto da lassù, il lago di Locorio era una lastra sottile di prata che lanciava reverberi collosi verso un cielo sfondato dalla luce. Il volo basso e ondulato di un’upupa disegnava nell’aria un’antica cantilena.”
” Antioca Benzina aveva lineamenti duri e spigolosi che facevano a pugni con la finta bontà dei suoi occhi ambrati ed orlati di verde come le ghiande mature.”
” Fino a quell’incontro miracoloso con Itria Panedda Nilis, Martine era stato un uomo malvisto dal destino. La sua esistenza era segnata da una tristura che lo aveva avvicinato molte volte alla quercia più grande del suo tancato, con la fune dentro la tascheda e cattivi pensieri nella tsta. Se non fosse stato per la speranza di tornare a sognare, prima di quel giorno si sarebbe già impiccato mille e una volta.”
” A Malagravida, nelle notti d’Estate, il lamento dei gatti raschia il legno dei portali e sale così in alto da squartare la polpa del cielo. I gatti da noi sono considerati i padroni del tempo e nascondono dietro il elo cangiante degli occhi il mistero della vita.”
” L’aria era pura e sapeva di muschio fresco strappato ai tronchi e alla roccia. La luna apparve in cima al santuario di monte Tumbacanes e , come un’immensa lampadina, iniziò a ciondolare lentamente sopra il lago.”
” Itria Panedda Nilis non nascose la gravidanza. Anzi la esibì come un trofeo, come una pandela, perché voleva sfidare le malelingue e la mediocrità farisea della gentina di Malagravida.”
” A Malagravida, quando grandina a vento, i tuoni rimobombano tra le montagne e la terra trema di paura. A Malagravida i sogni non si erano persi. Si erano solo nascosti nella pancia di Itria Panedda Nilis, per esplodere tutti insieme in quella creatura che sembrava il figlio della Madonna della Melagrana. Martine lo chiamò. Aveva carnagione d’avorio trasparente e occhi berillo indiano. Era stato concepito sopra un leto di felci e foglie di mirto, sotto una lastra di cielo azzurro, fuori dal tempo e dallo spazio” b
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